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Come si diventa un intellettuale – Luciano Bianciardi

Pubblico uno stralcio da L. Bianciardi, Come si diventa un intellettuale. Manuale ad uso dei giovani d’oggi, in particolare quelli che Madre Natura non ha dotato di talento, Ed. I Bianciardini. Per scaricare gratuitamente l’intero saggio (e anche il suo secondo volume conclusivo) o per diventare complici dell’iniziativa del fondatore di Stampa Alternativa (e del figlio dello scrittore grossetano, Ettore Bianciardi), visitate il sito Riaprire il Fuoco.

Il discorso è rivolto ai giovani, ma gli anziani non lo devono ignorare: anche l’intellettuale “arrivato” se vuole evitare un capitombolo deve conoscere le armi che ha in mano chi si prepara alla scalata. In ogni modo, gli uni e gli altri ricordino che l’intelligenza serve pochissimo alla carriera.
Sembra ormai chiaro che a questo mondo tutto si può imparare: l’allevamento del pollame e l’arte del governo, la scienza delle finanze e il gioco della canasta, l’astronomia e l’interpretazione dei sogni, a scopi psicoanalitici ma anche per vincere al Lotto. Infatti esistono grammatiche e manuali che spiegano per filo e per segno come si fa. Fra i tanti, non uno dedicato ai giovani che intendono vivere, e addirittura prosperare, in quel campo di attività umane, non essenziali peraltro alla vita dell’uomo, che vanno sotto il nome complessivo e vago di “cultura”. Un manuale di questo tipo – andava scritto: norme chiare, precise, efficaci, a uso dei giovani che decidano di diventare intellettuali. Norme disinteressate, che hanno per fondamento un’esperienza ricca e negativa. L’autore infatti ha commesso in giovinezza molti errori grossolani, ed è in grado di mettere in guardia giovani delle generazioni nuove.

A loro sono dunque dedicate queste pagine. In particolare a quelli, fra i giovani d’oggi, che madre natura non ha dotato di talento. Perché pare chiaro che i futuri uomini di genio non avrebbero bisogno di leggere e studiare questi nostri consigli: probabilmente se la caveranno da soli. I1 nostro lettore è un ragazzo sulla ventina, assolutamente medio e anzi mediocre, senza particolari attitudini, né per gli sport, né per la meccanica, né per le belle arti. Un ragazzo che lasciato solo, privo dei nostri consigli, potrebbe benissimo diventare impiegato di banca, controllore delle ferrovie, geometra al catasto. Noi vogliamo appunto salvare i giovani mediocri da un’esistenza mediocre, avviarli alla scalata dell’Elicona.

Ma attenzione: gli altri, i cervelloni, i geniali e i genialoidi, farebbero molto male se decidessero di ignorare questo scritto: non ci troveranno certo qualcosa che possa giovare alla loro carriera, eppure, se vorranno informarsi sui metodi altrui, sapranno poi guardarsene e predisporre, come dicono i giornalisti sportivi, le “giuste contrarie”. L’autore si sentirebbe in torto di parzialità se volesse favorire qualcuno a scapito degli altri. Allo stesso modo, anche se il nostro discorso è rivolto ai giovani, gli anziani faranno molto bene a non turarsi le orecchie: anche l’intellettuale arrivato, al vertice della sua carriera, se vuole restare su in vetta ed evitare un rapido capitombolo, deve conoscere le armi che ha in mano chi si prepara alla scalata. La lotta delle generazioni non esclude colpi, alti e bassi: noi ci mettiamo fuori della mischia, istruiamo i giocatori inesperti e meno provveduti, ma vogliamo allo stesso tempo che le vecchie glorie del “ring” culturale non ignorino il nostro insegnamento. Poi, vinca il migliore e fuori i secondi.

Che cosa significa, per cominciare, la parola “intellettuale”? Un autore che in questo dopoguerra ebbe particolare e meritata fortuna fra i lettori di sinistra affermò che per intellettuale deve intendersi chiunque non eserciti un mestiere manuale. Una definizione generosa, abbondante e perciò poco attillata, che andava larga: dal prete al portalettere, su su fino a Benedetto Croce, tutti quanti cadevano nel cestone dell’intellettualità. Rinunciamo subito a questa definizione e rivolgiamoci al dizionario. Ne esistono molti a buon prezzo, e del resto li possiamo consultare gratuitamente nelle biblioteche.
È intellettuale, dice l’uno, chi vive nel mondo degli studi e dell’intelligenza. Vive, d’accordo, ma cosa ci fa, in quel mondo? Uomo, dice l’altro, di cultura e giudizio elevato. Oppure: persona colta, con l’animo aperto ai godimenti dello spirito. Una definizione, come si vede, molto vaga e anche viziosa, perché si morde la coda: persona colta è un modo di dire molto approssimativo, riferibile anche a chi ha terminato la scuola dell’obbligo; anima e spirito sono pressappoco la stessa cosa, sì che dovremmo concludere che l’anima dell’intellettuale si apre al godimento di se medesima, e cioè a
una forma di vizio solitario, sconsigliato dai medici del passato, e non raccomandato mai da nessuno. E allora?

Luciano Bianciardi

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