Sono una ragazza indecisa, e questo mi rende normale.
Non so mai quello che voglio, ciò che desidero davvero. Tuttavia, c’è una cosa di cui sono convinta da quando era una bambina: ognuno di noi ha bisogno di una ragione di vita. Spesso è qualcosa che vogliamo raggiungere. Una stella che osserviamo dal nostro balcone tutte le sere, nella speranza di-un giorno-riuscire a toccarla. Qualcosa che solo al pensiero ci faccia bruciare dentro, macellandoci tutti gli organi, tranne il cuore. Talvolta aspiriamo a qualcosa che abbiamo già, proprio sotto i nostri occhi. Ma noi siamo esseri umani, creature nate per complicare ogni più piccola e insignificante cosa, e quindi non possiamo semplicemente prenderla. No, noi dobbiamo cercare, e convincere noi stessi di desiderare ciò che in realtà non desideriamo. Passiamo la nostra esistenza così, a rincorrere qualcosa.
Che cosa sia questo qualcosa lo scopriremo più avanti, ciò che conta è che questa nostra caccia ci da una ragione. Una ragione per vivere.
Il rincorrere la felicità (è il nome che solitamente diamo a quel qualcosa) inizia fin da piccoli, quando ci accorgiamo che cercare di afferrare una farfalla colorata come l’arcobaleno-o bianca come la neve, ma molto più calda-saltellando per il giardino non ci soddisfa più.
Ed è in quel preciso istante, che inizia tutto-o forse è meglio dire niente.
Siamo esseri insaziabili, l’avere la faccia tutta sporca di pennarelli (non si sa come, ma sembra che quando si è bambini, i pennarelli amino dipingerci la faccia mentre non ne siamo consapevoli) non riesce più ad aggiudicarsi il titolo di ‘problema più grande’, e quindi cerchiamo di avventurarci nel mondo dei grandi. Cerchiamo di iniziare a capire.
È quando capiamo, che va tutto a quel paese. Sembra quasi come se per entrare nel mondo dei grandi dobbiamo incatenare in un cassetto della mente la nostra fantasia. A volte lei cerca di chiamarci – Ehi! Sono qui! Abbiamo tanti bei ricordi insieme, perchè mi vuoi abbandonare? – dice. La verità è che per capire bisogna fare una scelta, cioè smettere di vestire la propria mente con il sole, e indossare il grigio.
Che brutto colore, il grigio. È spento, l’esatto opposto del sole. No, non è strano che l’opposto del sole sia un colore, e se l’avete pensato è perchè-ahimè-siete ormai entrati a far parte di quel mondo tutto uguale.
Vedete, se siete entrati in quel mondo, avete incatenato del tutto la vostra fantasia, non lasciate più che il sole vesta la vostra mente, e pensate che l’opposto del sole sia la luna, siete arrivati alla ‘fine’.
L’inizio del mondo dei grandi non esiste, quello stesso inizio è la fine.
Quindi, anche se piccolissimo, lasciate che uno spiraglio di luce si impossessi della vostra mente. Sono dell’idea che il buio completo non esista. Non in natura, almeno. Perchè, nel buio più profondo e soffocante della notte, ci sarà sempre uno spicchio di luna, anche se non è facile riuscire a scorgerlo a primo impatto. Ora sta a voi, se vi tappate gli occhi, sarà buio per davvero. Non credete che crearsi il buio con le proprie mani sia stupido? Tuttavia c’è qualcuno che lo fa, e al buio, non potremo più cercare quel qualcosa. Ed ecco, lì non avremo più una ragione di vita. Come si può cercare questa ‘felicità’ al buio più completo? Togliamoci le mani da davanti agli occhi, e lasciamo che il sole (o la luna, di notte) ci illumini il viso.
Qualche volta, dovremmo anche provare ad approfittare del vento che ci accarezza i capelli, facendoli volare per qualche secondo. Perchè non gli doniamo qualche nostro problema, o un po’ dei nostri ricordi-quelli che fanno più male, o ancora un po’ delle nostre conoscenze e facciamo in modo che se li porti con se? Non prestategli tutto questo, ma fate in modo che se lo tenga. Così, oltre a qualche capello spezzato, quando il vento passera da voi ad accarezzare gli alberi donerà loro un po’ della nostra sofferenza. Un po’ del nostro ‘essere grandi’.
Se avete rinchiuso la vostra fantasia a chiave, e poi avete gettato quest’ultima, non vuol dire che voi non possiate andare da un fabbro a chiedergli di farvene un altra. E se non avete voglia di fare tutto questo viaggio, prendete una cesoia e rubate la vostra fantasia. Ma state attenti a non lasciarla più andare.
Con questo voglio dire che un inizio può arrivare anche dopo una fine. Non è mai troppo tardi, dicono. E io sono convinta sia così.
Insomma, tutti almeno una volta nella vita si sono chiesti – Ma io, cosa diamine ci faccio qui? -.
Non lasciate che questo stupido pensiero vi condizioni. Tutti noi siamo qui per qualcosa. Dobbiamo trovare la nostra felicità, ricordate? Quel qualcosa che continuerete a guardare, fino a quando i vostri occhi non ne saranno sazi (mai, probabilmente).
E quando avrete trovato la vostra felicità non vi rimarrà che una cosa da fare: iniziare tutto da capo. Cercare qualcos’altro. Porvi un altro obiettivo, un altra stella da toccare.
Non c’è solo una cosa che rende felici, nella vita. Il nostro cuore ha posto per tante persone, il mondo intero, anche di più.
Se al primo tentativo fallirete, e quello che voi avevate scambiato per felicità si rivelerà tristezza, non preoccupatevi-è normale. Bisogna solo cercare di raccogliere i frammenti di forza nei nostri errori, ed andare avanti. Fermatevi pure prima di ripartire-ma è come in montagna, più ci si ferma, e più sarà difficile la salita dopo-ma non troppo. E qualche volta, annegate ancora nelle ali delle farfalle, solo per qualche minuto.
Non mettete mai il punto dopo la parola ‘fine’, mettete una virgola, o lasciatela incompleta. Perchè, in questo modo, avrete ancora la possibilità di ricominciare. Guardatevi dentro l’anima, cercate di comprendere cosa può rendervi felici, e raggiungetelo. Non lasciatevi fermare dagli ostacoli, trovate la vostra ragione di vita, incatenatela dentro il vostro cuore (con le catene che avevate usato per incatenare la fantasia, che oramai lei è libera) e siate felici davvero.
Questo, secondo me, è un inizio.
Vale sempre la pena di iniziare di nuovo, mettere virgola e voltarsi verso orizzonti luminosi che siano in grado di prometterci una nuova felicità.
Bevenuta Simpson.
Benvenuta e buon inizio!