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Berlusconi: la politica e la pseudo politica.

La storia ci insegna che soltanto i posteri possono giudicare con estrema lucidità il comportamento di un personaggio pubblico molto importante e così, altrettanto, abbia avuto un ruolo di preminenza nel nostro tessuto sociale. Il punto fondamentale. Non ci vuole un indovino per capire, è difficile capire perchè. Chissà fra vent’anni come potrebbe essere giudicato l’attuale presidente del consiglio e se prevarrà sempre la regola che amore e odio possono essere facilmente interscambiabili – quel bisticcio di parole come amore e odio che ha sempre avuto un ruolo predominante nel rapporto con l’opinione pubblica; chissà se potrà essere giudicato. Come attento osservatore dei fatti della pseudo politica italiana ho provato ad immaginare fra vent’anni, a come l’opinione pubblica potrebbe giudicare l’attuale presidente del consiglio.

Sono stato sempre attratto, per cultura personale, dallo studio delle civiltà dei popoli nella storia perchè mi è sempre piaciuto mettere a confronto le varie culture e civiltà profondamente trasformate da eventi bellici e dai popoli invasori. Devo dire che la strategia accademica applicata da Silvio Berlusconi si avvicina tanto a quel fenomeno del “totalitarismo” che ebbe le sue origini all’inizio degli anni ’20 e successivamente utilizzato con un rovesciamento di valori da Mussolini. Questo movimento aveva l’obiettivo di dominare l’intera società, non solo con un apparato di controllo e repressivo ma svolgendo un’attività di mobilitazione e persuasione, fondata su un uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione. Il successo dei movimenti totalitari fra le masse segnò la fine di due illusioni care ai democratici in genere, in particolar modo al sistema di partiti degli stati nazionali europei.

Si crearono i presupposti per minare la fiducia dei governi, con la convinzione di credere più nel dominio della maggioranza che nelle istituzioni pubbliche articolate e organizzate. Insomma, il fenomeno del “totalitarismo” fu un movimento che elettrizzò la coscienza delle persone strapazzate da una profonda opera persuasiva, facilitata dal fragile equilibrio in cui versavano le istituzioni e per di più, in un clima instabile, con diverse ideologie politiche, rapportate, naturalmente, agli eventi bellici di allora.

Oggi, “LA CURA MEDIATICA” produce i suoi effetti e le somiglianze con il totalitarismo di allora s’incastrano in un perfetto puzzle, per un sistema che ha avuto sempre tanto successo nel tempo, alla ricerca di quei consensi tra la gente, anche forzati.

2 commenti a “Somiglianze e princìpi.”

  1. Benvenuto Salvaa e grazie per l’intervento. 20 anni sono forse ancora pochi per la ricostruzione di tipo storico, ma senza dubbio questo periodo andrà studiato con occhi diversi da quelli odierni. Andrà giudicato con filtri ancora tutti da inventare, anche se il tuo accenno sugli stati totalitari degli anni ’20 e ’30 è sicuramente uno degli spunti più affidabili, se non altro per iniziare a fare un discorso meno retorico e più ‘analitico’: insomma, per avere una base di ‘senso’ su cui partire, sul piano della valutazione storica. Oggi siamo sotto cura mediatica, come giustamente sottolinei tu: speriamo di uscrine presto, e di uscirne vivi. :) Di nuovo benvenuto!

    Gutenberg

  2. Un messaggio di benvenuto anche da parte mia…

    Alka

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