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Il cambio di prospettiva sulla prefabbricazione

Per lunghi anni la prefabbricazione è stata considerata una modalità costruttiva di secondo piano. Si è a lungo pensato che le case prefabbricate non fossero delle vere e proprie case. La prospettiva europea a riguardo sta decisamente cambiando.

Il merito di questo cambio di prospettiva è dovuto in gran parte al miglioramento delle tecniche di costruzione dei prefabbricati. In particolar modo le strutture prefabbricate si sono rivelate tra le più adatte a seguire i dettami della bioedilizia. Le case in legno prefabbricate, ad esempio, sono attualmente tra le costruzioni maggiormente ecologiche disponibili sul mercato.

Oltre alla possibilità di ridurre, grazie ai prefabbricati, l’impatto ambientale di una abitazione, la prefabbricazione presenta un altro importante vantaggio rispetto all’edilizia tradizionale. I prefabbricati possono essere allestiti in breve tempo. Questa caratteristica ha fatto sì che moduli prefabbricati temporanei possano essere impiegati in casi d’emergenza.

Al di là di queste applicazioni, divenute comuni in molte zone d’Italia e d’Europa sembra che stia mutando la valutazione complessiva sulla prefabbricazione. Una recente ricerca sul mercato europeo dal nome “European Architectural Barometer” condotta da Arch-Vision testimonia come la prefabbricazione venga considerata una modalità costruttiva sempre più affidabile.

La ricerca di Arch-Vision ha coinvolto 1600 architetti di otto paesi europei: Germania, Italia, Olanda, Francia, Regno Unito, Belgio, Polonia e Spagna. La ricerca, come si intuisce dal titolo, ha coinvolto molti aspetti dell’architettura e dell’edilizia. In questo articolo diamo conto dei soli dati inerenti alla prefabbricazione.

prefabbricati

La maggioranza degli architetti di ognuno di questi paesi considerano possibile la realizzazione di progetti di qualità utilizzando materiali prefabbricati. In Italia è d’accordo con questa affermazione l’83% degli architetti, nel Regno Unito il 78%, in Germania l’80%, il 77% in Francia, l’87% in Spagna, l’85% in Belgio, il 70% in Polonia e addirittura il 93% nei Paesi Bassi.

In buona parte gli architetti interpellati si sono detti d’accordo anche con l’affermazione: “il sito di costruzione è diventato un sito di assemblaggio”. Larga maggioranza nuovamente nei Paesi Bassi, dove l’80% degli architetti la pensa in questo modo. Sono d’accordo anche il 59% degli architetti italiani, il 52% di quelli inglesi, il 59% di quelli tedeschi, il 58% degli architetti spagnoli ed il 53% di quelli polacchi. Più scetticismo a riguardo in Belgio (47%) e soprattutto in Francia dove solo il 36% degli architetti intervistati si è detto d’accordo.



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