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Glossario sintetico sulle tasse in Italia

Queste poche righe possono essere sufficienti per inquietare anche l’animo più mite e tollerante visto che si parla (come sempre) dei nostri soldi e delle forme attraverso le quali escono dalle nostre tasche per andare a finire nelle grasse, ma sempre vuote, casse statali; ne sconsiglio, quindi, la lettura a chi non volesse rovinarsi l’umore, anche se, in fin dei conti, se le tasse rimanessero a noi oscure e sconosciute, le si dovrebbe pagare lo stesso e quindi, tutto sommato, conviene esserne coscienti, anche, eventualmente, per criticarle con cognizione.

Le righe che seguiranno vogliono essere una rassegna dei principali tributi che si pagano quotidianamente al fisco: il Ministero delle Finanze è il socio (sgradito?) di ogni attività lavorativa e il convivente (inopportuno?) di chi, invece, un lavoro non lo ha: come può essere gradito un socio che puntualmente e rigidamente pretende la sua remunerazione, naturalmente a discapito della nostra, un socio che non investe nelle attività ma preleva, che preleva con la scusa di offrire in contropartita servizi indispensabili alla collettività, al lavoro e al quotidiano di ognuno di noi. Naturalmente non c’è nulla da eccepire a questo principio, basilare e indispensabile per qualsiasi società civile, ma la questione è se riteniamo adeguati e proporzionati (quantitativamente ma soprattutto qualitativamente) agli esborsi i servizi messi a disposizione. La risposta, per molti, è spontanea, per altri è meno immediata, forse, perché non si è del tutto consapevoli di quale fitta e inestricabile giungla rappresenta il fisco per ognuno di noi; tralasciando considerazioni e opinioni che svierebbero i propositi di queste pagine, cominciamo la trattazione.

Per poterci addentrare nell’argomento necessitano alcune precisazioni sul significato di alcuni termini che giornalmente utilizziamo e che, forse, poco conosciamo: tecnicamente con imposte si definisce il prelievo coattivo di ricchezza, prelievo fatto al fine di far concorrere il cittadino al funzionamento dell’apparato pubblico e con tasse si intende il corrispettivo pagato da un soggetto che chiede il servizio ad un ente pubblico (tassa sui rifiuti, tasse scolastiche,…); nell’uso comune si utilizza genericamente il termine “tasse” per indicare le imposte, vista l’associazione del termine al prelievo fiscale in generale. Per districare la fitta jungla e chiarire un po’ le idee a proposito di ciò che, quotidianamente, versiamo nelle casse statali, partiamo dalla classificazione delle imposte in dirette e indirette: le prime colpiscono manifestazioni immediate di ricchezza (il reddito, la casa, …) le altre colpiscono manifestazioni mediate di ricchezza (scambio di beni,…), indipendentemente dal risultato conseguito.

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IMPOSTE DIRETTE

Di seguito una panoramica delle imposte dirette: hanno contenuti molto vari e metodi di calcolo differenti ognuna, la spiegazione dettagliata di ognuna di queste non è lo scopo dell’articolo (che probabilmente renderebbe il tutto eccessivamente lungo e …noioso da leggere), si vogliono offrire delle nozioni generali ma indispensabili per capire quel che ruota intorno al contribuente.

IRPEF
Imposta sul Reddito Persone Fisiche

Come dice la definizione l’imposta colpisce il reddito delle persone fisiche, ma chi sono le persone fisiche? La domanda nasce spontanea e la risposta è molto semplice, siamo tutti noi, nessuno escluso, ma per essere più precisi, l’imposta colpisce i redditi ovunque prodotti delle persone fisiche residenti in Italia e i redditi prodotti in Italia da chi risiede all’estero, sembra chiarito chi è soggetto all’imposta ma potrebbe nascere spontanea un’altra domanda: cosa si intende con reddito? La risposta, ora, richiede una maggiore articolazione rispetto a prima: partiamo dal ricordare che per il calcolo dell’imposta si comincia dal reddito complessivo (cfr. schema pag. 26 numero di Novembre); si dice complessivo perché è la somma di diverse tipologie di redditi che possiamo avere contemporaneamente: redditi fondiari, di capitale, da lavoro dipendente, lavoro autonomo, di impresa e “diversi”; le considerazioni e le precisazioni possibili su queste definizioni sono molte, ma semplificando definiamo come redditi fondiari quelli derivanti da terreni situati nel territorio italiano (es. l’orticello dove trascorrete le domeniche); redditi di capitale quelli costituiti dai proventi dell’impiego di capitale (es. gli interessi del conto corrente, le pensioni integrative,…) ; da lavoro dipendente e autonomo (lo stipendio, la pensione, i proventi del lavoro autonomo…); il reddito di impresa è quello proveniente dall’esercizio di imprese commerciali e i redditi diversi comprendono redditi derivanti da incrementi di ricchezza frutto dell’impiego di capitale sottoposto ad incertezza (i redditi diversi sono rigidamente elencati dal legislatore). Le aliquote variano in rapporto al livello del reddito partendo da un minimo del 18% su redditi fino a € 10329.14 per arrivare al 45% per redditi superiori a € 69721.68.

IRPEG
Imposta sul Reddito Persone Giuridiche

L’imposta colpisce il reddito delle persone giuridiche, ovvero (generalizzando), il reddito delle società, forse non tutti sanno che anche un’entità astratta come una società è un contribuente al pari di chiunque: possiede un reddito e ha bisogno dei servizi forniti dall’apparto pubblico, ma la questione è sempre la stessa: riceve servizi adeguati? E’ messa nelle condizioni ideali per poter svolgere l’attività produttiva e distribuire la propria ricchezza alla collettività tramite posti di lavoro o beni e servizi? Lasciando la risposta alle considerazioni di ogni lettore, torniamo all’IRPEG: l’aliquota ordinaria, che si applica sul reddito complessivo, è del 34%; ci sono agevolazioni per alcune tipologie di cooperative, per le quali è prevista un’aliquota del 17% o l’esenzione, ma rappresentano una fetta numericamente minoritaria del nostro tessuto economico.

IRAP
Imposta Regionale sulle Attività Produttive

Quest’imposta è, tutto sommato, giovane: è nata nel 1998 come contropartita della soppressione di altre imposte: molto spesso quando cessa un’imposta… è solo per fare spazio ad un’altra, cambiano le sigle, i nomi, i modi di calcolo… ma dalle tasche del contribuente le uscite non diminuiscono. L’IRAP è di competenza regionale e colpisce la produzione di valore, l’aliquota ordinaria è del 4.25 % e, per alcuni soggetti (agricoltori e coop.piccola pesca), si applica quella ridotta al 3.75%. Ragionando in termini percentuali sembrano piccoli numeri ma, considerando che spesso si somma all’IRPEG, la quota statale nella società arriva già ad un percentuale di rilievo. Molto discusso e poco apprezzato è il fatto che l’IRAP è dovuta pure sui costi del personale (salari, stipendi,oneri sociali, tfr, …) che sono, spesso, il principale fattore della produzione.

IMPOSTE INDIRETTE

Le imposte dirette, come si è visto, sono palesi, quelle indirette passano facilmente inosservate, perché nascoste nel vivere quotidiano, le incontriamo quando andiamo a fare la spesa, quando ci incontriamo con la burocrazia dell’apparato pubblico, sono meno visibili e non di immediata percezione, ma non per questo meno invasive del nostro reddito: l’imposta indiretta, probabilmente più conosciuta, è L’IVA: l’imposta sul valore aggiunto, ovvero l’imposta che colpisce l’aumento di valore di ogni bene e/o servizio, un’imposta che segue la produzione dall’inizio per scaricarsi sul prodotto finito e, quindi, sul consumatore finale…ovvero su tutti noi; per capirne il funzionamento immaginiamo le fasi necessarie affinché si produca e si utilizzi un qualsiasi bene: in ogni fase, ogni anello della catena produttiva paga l’Iva al suo fornitore e la incassa dal suo cliente (pagando la differenza al fisco per pareggiare i conti), si ripete la routine fino ad arrivare al consumatore finale che acquista il bene (con l’Iva compresa nel prezzo finale) e lo utilizza. L’aliquota ordinaria è del 20% ma ne esistono alcune ridotte per alcuni beni e servizi (ad esempio per alcuni alimenti è del 4%).

Altra imposta indiretta, molto presente nel quotidiano di ognuno di noi, è l’IMPOSTA di BOLLO: questa è dovuta per la redazione per iscritto di alcuni atti, documenti e registri: ogni documento ha una propria tariffa di imposta di bollo, per fare alcuni esempi, sono soggette a imposta di bollo, tra l’altro, gli estratti conto che riceviamo a casa dalla banca, le cambiali, gli assegni circolari, le domande presentate alla camera di commercio, le scritture private relative a rapporti giuridici, insomma molto di quello che gira intorno ad ognuno di noi nella veste di normale cittadino e, ancor più, quando vestiamo i panni del lavoratore (inteso nel senso più ampio possibile) e abbiamo più occasioni di scontrarci con la burocrazia.



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