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La fine dell’infanzia nel mondo latino

Presso quasi tutte le culture arcaiche la fine dell’infanzia ed il passaggio alla maggiore età è segnata da rituali che collocano l’individuo come adulto, all’interno del corpo sociale d’appartenenza.
Ci chiediamo, nella Roma antica, quando poteva avvenire cronologicamente tale cerimonia?

Trattandosi di una seconda nascita, ovviamente il periodo migliore da scegliere era quello della primavera: il rifiorire della terra, l’aumento delle ore di luce, il tripudio di vita, fecero optare per l’Equinozio di Marzo quale data naturale sia per l’inizio ufficiale del Nuovo Anno romano, sia per la cerimonia di passaggio dei maschi alla maggiore età, che si svolgeva di preferenza il 17 Marzo, festa del dio Liber Pater, antica divinità italica della fecondità.

Per questo evento il padre attendeva i segni della raggiunta maturazione sessuale. Sant’Agostino ricorda nei suoi scritti Confessiones l’epoca dei suoi sedici anni, quando “un giorno che mio padre al bagno notò in me i segni della pubertà…andò a dirlo tutto contento a mia madre “.

Il passaggio alla maggiore età esteriormente si concretizzava in un cambio d’abito, che il giovane compiva davanti al lararium, l’altare familiare, che si teneva in casa. Il ragazzo deponeva la toga praetexta (bordata di porpora) e la bulla (il ciondolo che gli era stato messo al collo alla nascita) per vestire la toga virilis, completamente bianca.

donna greca

Anche per le fanciulle esistevano dei passaggi collegati alla maturazione sessuale, ma la comparsa del mestruo non coincideva con l’uscita dall’infanzia come per i maschi, infatti questa avveniva solamente con il matrimonio. Alla vigilia delle nozze, la ragazza offriva le sue bambole a Venere o a Giunone, secondo quanto testimonia lo scrittore Persio, e durante il cammino verso la casa dello sposo riceveva il fuso e la conocchia, come emblemi del suo nuovo stato matronale.

Tempi lontani, che non ci fanno rimpiangere il passato, poiché oggigiorno la maggiore età coincide per tutti con il diciottesimo anno, senza dover esibire prove di maturazione sessuale, nell’assoluta libertà di festeggiare o meno l’evento, che è soprattutto paritario per uomini e donne!



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