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La donna e la massoneria

Prima ERA

C’è chi per accettare oggi l’uguaglianza della donna con l’uomo ha bisogno di dimostrarne la superiorità, analizzando la storia dell’umanità. Nell’area culturale a cui apparteniamo, cioè in Europa tra il 7000 e il 3500 a.C. secondo l’ipotesi dell’archeologa Maria Gimbutas, esisteva una società diversa dal matriarcato sostenuto da Banchofen, ma molto simile, visto che le donne vi avrebbero svolto un ruolo dominante come sacerdotesse o capi clan e la vita, non solo umana ma dell’intero cosmo, sarebbe stata governata da una Grande Dea, simbolo della nascita, della morte e del rinnovamento. L’immortalità, ricercata dall’uomo di tutti i tempi, dunque era assicurata dalle forze innate di rigenerazione della Natura stessa. Per cui definire la Grande Dea con l’appellativo di Grande Madre è riduttivo, in quanto la fertilità è solo una delle molte funzioni della Dea, perché la fecondità divenne un interesse ed una preoccupazione solo successivamente, nell’epoca in cui si è cominciato a produrre cibo. La Dea Uccello, Serpente, Rana, Pesce o Porcospino, incarna i poteri di trasformazione, che sono di gran lunga superiori a quelli connessi alla fertilità e alla sessualità. Il potenziale di nascita e crescita era visto in tutto il creato, la gestazione di una donna era sacra quanto quella della terra prima della fioritura primaverile, o di un animale o quella di un monte.

Seconda ERA

Questa società dell’antica Europa sarebbe stata spazzata via da una cultura diversa, emersa nel bacino del Volga, scomparsero i templi e i segni sacri, si ridussero le immagini religiose nelle arti visive. Ma i simboli non furono mai completamente sradicati, sarebbero potuti scomparire solo con l’eliminazione di tutte le donne! E la religione della Dea divenne clandestina, o assorbita nella successive religioni che si innestarono, tanto che le antiche tradizioni connesse con i rituali di nascita, morte, rinascita e fertilità della Terra sono arrivate fino ad oggi, sono entrate nei templi massonici.

La religione greco-romana non bastava all’anelito umano verso il divino, per cui si praticavano culti segreti, la religione Egizia e i culti misterici, dionisiaco ed eleusino, rappresentavano un chiaro aggancio all’antica Europa, al periodo in cui la donna era presente in tutta la sua carica sacrale. Nelle religioni ufficiali gli uomini erano i Sacerdoti, le donne le Vestali, già si configura una scaletta di subalternità del mondo femminile di fronte al sacro, un pesante bagaglio culturale che ci siamo portati appresso fino all’epoca contemporanea. Del resto la diversità traeva la sua origine a livello sociale, giudico e politico, fino a che non è arrivato il vento forte del Cristianesimo, che portò l’uguaglianza di tutti gli uomini: liberi, donne e schiavi di fronte al “Padre che è nei Cieli”. Secondo alcuni studiosi questa componente fortemente egualitaria, in ambito classista a livello orizzontale e verticale del Cristianesimo, segnò il predominio sul culto del Dio Mitrha, che aveva dilagato dall’Oriente in tutto l’impero, importato dalla classe militare, su grande spinta degli Imperatori che si identificavano con il Dio Sole, ma la componente iniziatica rivolta esclusivamente ai maschi, con l’esclusione delle donne, finì con il far prevalere il Cristianesimo, religione di massa, al diffusissimo mitrahismo.

In tale epoca la Dispensatrice della Nascita e la Madre Terra si fusero nella figura della Madonna, la donna che ha un rapporto diretto con lo Spirito, senza l’intermediazione con l’uomo e che dona all’umanità amore. La sua sacralità e culto nei paesi cattolici a volte ha visto superare perfino quello di Gesù.
Tuttavia il messaggio tanto rivoluzionario di Cristo a livello sociale doveva confrontarsi con la mentalità secolare dell’impero romano, così se da una parte fu un terremoto a livello socio-politico, non ebbe la forza di portare la parità nella casta sacerdotale.

Ma l’antica Dea non era morta, era rimasta nei racconti popolari e nei canti mitologici d’Europa e diviene Fata, mentre come personificazione dell’Inverno e Madre dei Morti fu trasformata in Strega della Notte e della Magia Nera, così come l’alter ego del Sacerdote cristiano diventa il Mago. Di streghe si riempì la terra e al tempo della grande Inquisizione la donna spesso fu considerata una seguace di Satana, perché l’eredità della Dea fu raccolta da levatrici, profetesse e guaritrici, perlopiù semplici contadine che avevano appreso dalle madri le tradizioni e i segreti delle erbe. E la Madre Terra è macchiata dal sangue della caccia alle streghe. Ma nonostante la guerra contro le donne e il sacro che era in loro, i ricordi della Dea sopravvissero nelle fiabe e nei riti. Non sorprende quindi che il principio femminile abbia un ruolo determinante nell’inconscio del sogno e della fantasia, rimane come dice Jungh: una “struttura del profondo”, a cui fanno riferimento uomini e donne, per confrontarsi, rapportarsi o allontanarsi da determinati atteggiamenti culturali.
Per l’archeologo la cultura della Grande Madre non è ipotesi, ma una realtà storica abbondantemente documentata. La fase seguente è quella delle divinità maschili, al culto della Potnia subentra quello degli Dei guerrieri, in coerenza con il carattere militare della società, che non poteva di certo essere affidato alle donne.

Infatti la superiorità della cultura patriarcale e il declino del senso dell’umano e del sacro insito nella donna non nasce quando l’uomo primitivo si accorge che nella nascita di un nuovo essere è parte in causa, non nasce da quando l’uomo va a caccia, perché in contemporanea grazie alla donna si viveva di caccia, di raccolta e di una primitiva agricoltura di cui le femmine erano detentrici, come dell’arte della tessitura; inizia quando comincia l’ostilità, che prima era sotto controllo all’interno del clan, esce floridi esso e diventa guerra tra villaggi, per il possesso di nuove terre e ricchezze, è allora che divengono importanti i maschi valorosi e tra loro quello più forte, sono loro che assicurano la vita e la sopravvivenza dell’intera struttura sociale e la donna, poco a poco e sempre più, viene relegata in un ruolo di riproduttrice.
Più le guerre divengono impegnative, più ci si allontana da casa per lunghi periodi e più l’uomo vuole essere certo che la propria donna concepirà solo il frutto del suo seme; diviene tristemente consequenziale il successivo passaggio dell’isolamento della donna nelle zone più appartate della casa, adibita solo a far figli. Nella cultura che ci appartiene, non per niente il filosofo Platone da alcuni additato come un femminista (!), era per l’abolizione della proprietà e della famiglia, in quanto istituzione in cui si accumula ricchezza; secondo lui le donne dovevano essere comuni a tutti, affinché i figli fossero di tutti. L’elemento femminile della città, liberato dal ruolo familiare che ne creava la subalternità, poteva così e doveva cooperare insieme agli uomini alla gestione della politica.

Un ulteriore passo avanti si era avuto con Socrate, che affiancato dalla saggia Aspasia si era convinto che tutti i mali nascevano dalla mancanza di educazione e riteneva che per le donne fosse possibile una realizzazione personale ed intellettuale, non necessariamente legata alla maternità. Ma subito dopo il grande catalogatore dell’antichità Aristotele, stabilisce che l’uomo è forma e spirito, attivo e creativo, mentre la donna è unicamente materia.
Con lui l’idea della superiorità maschile fu tristemente dogmatizzata e rimarrà in essere per tantissimi secoli.
Forse quelle donne ridotte alla sola procreazione senza la possibilità di godere della vita sociale, dello scambio di pensiero, dei benefici della cultura, forse, relegate dentro casa, saranno state simili agli animali, peggio degli animali rinchiusi in gabbia, forse in loro ci sarà stato ben poco di quella scintilla divina che in precedenza brillava, forse è vano cercare in queste donne, definite dai loro uomini “l’ambiguo malanno”, il sacro che c’è in ogni essere umano, forse saranno state migliori quelle donne popolane che erano costrette per bisogno a lavorare fuori casa, e magari andando nei campi dalle loro madri avranno imparato a conoscere i poteri della Natura.
Se ai primordi era troppo semplice divinizzare al femminile, diventa altrettanto facile divinizzare al maschile, allorché nella società prevalse l’organizzazione tipicamente militare. E la donna imprigionata in casa diviene perfida e ricorre al sotterfugio, viene rappresentata dalla penna di Esiodo come Pandora “L’inganno al quale non si sfugge”, mandata da Zeus sulla Terra per punire gli uomini! E Semoniade dice: “Il più gran male che Dio fece è questo: le donne”.

Le acque venivano ogni tanto smosse dai filosofi, come Antistene, fondatore della scuola cinica, che sosteneva che uomo e donna avevano “la stessa virtù”, e poi segue Diogene, Epicureo, Pitagora, nel cui circolo erano ammesse pure le donne, ma nel contempo che si disquisiva, le donne della cultura ateniese facevano o le mogli, o le concubine o le etére; senza diritti civili e politici erano equiparate agli schiavi, che al tempo erano considerati proprietà del padrone alla stessa stregua di un animale o di un albero, comunque erano meno preferite di una relazione omosessuale, che all’epoca era considerata privilegiata e nobile, in quanto non riguardava soltanto la sfera sessuale, ma quel rapporto d’intesa intellettuale che è un bene sempre cercato dall’umanità, ricchezza di spirito che la donna non poteva offrire al proprio uomo perché allevata senza cultura. Soprattutto le si insegnava che doveva star zitta.

Ma siccome le eccezioni ci sono sempre, allora le donne brillavano come astro fulgido nel cielo, esempio storico è la poetessa Saffo, per la Grecia, o Sulpicia per Roma, queste donne fortunate perché appartenenti ad una classe agiata intervennero da protagoniste nel mondo intellettuale, dimostrando intelligenza, sensibilità e creatività, quel soffio divino che è in ogni creatura umana. Insomma in quei rari casi in cui alla donna fu offerta la possibilità d’acculturarsi poté dimostrare le proprie capacità intellettive, ma soprattutto la vibrazione dell’animo umano, che è amore. E le donne ricevettero dal loro sesso quello che la segregazione e la monogamia impedivano che prendessero dagli uomini.

Uguale situazione è riscontrabile in Italia, dove gli antichi privilegi della donna etrusca andarono a morire, certo la matrona romana godeva di una posizione sociale migliore di quella ateniese, in quanto educava i propri figli, dava insomma uomini “forti” allo Stato, e per questa sua funzione fu glorificata e al contrario deprecata quando volle intervenire sul controllo delle nascite. Nella civiltà di Roma, in quanto civiltà militare, le regole giuridiche e lo schema della famiglia erano inflessibili, smisurati i poteri del pater familias che per secoli rimase padrone perfino della figlia femmina sposata e ormai passata sotto la giurisdizione del marito. Anche il sacro familiare era gestito dall’uomo, infatti il Sacerdote dei Lari, i protettori della famiglia, era il padre. Le donne senza diritti politici e nella pratica senza quelli civili, non avevano neanche il “nome proprio” per essere appellate, erano messe in sostanza sotto tutela a vita e manifestavano il loro malcontento aderendo ai culti bacchici, vivendo un “mondo alla rovescia”, in cui abbondava il vino, bevanda interdetta alle donne e ricorrendo a proibiti accoppiamenti etero ed omosessuali. Per vivere erano costrette ai sotterfugi, sono numerosi infatti i processi per avvelenamento, dei quali è incriminata la donna, detentrice di quel potere antico ricavato dalle erbe, che servivano al raggiungimento del bene, come del male. Le guaritrici erano pure le avvelenatrici di quegli uomini che arrivavano a farsi odiare, il veleno insomma paragonato alla spada tagliente, era più subdolo, faceva temere più una donna che un uomo.

I secoli in cui brillò la luce per la donna e che segnarono una emancipazione civile furono legati alla diffusione dei culti orientali, in particolare quello di Iside e del messaggio di Cristo. Ma fu proprio la nuova religione a far cadere nuovamente la donna nel baratro buio senza poter godere di un barlume di luce divina, e questo perché si tornò a decantare l’aspirazione alla castità, anche grazie all’influsso delle dottrine ciniche e stoiche che predicavano la liberazione degli istinti; la donna torna ad essere opera di Satana.
Unica a salvarsi è la Madonna, per la verginità codificata dai padri della Chiesa e su tale scia in epoca medioevale è cresciuta la figura stilnovista femminile, la cui Bellezza è servita agli animi nobili per elevare lo spirito di chi la ama. ……….
Insomma nel bene e nel male ancora e sempre in funzione del sentire maschile.

TERZA ERA
Ma viene da chiederci se è proprio vero che l’inferiorità femminile nel sociale, che poi si riflette nel mondo sacrale, è stata causata dallo strapotere maschile, dal signore della guerra, oppure anche la donna ha partecipato alla propria denigrazione.

La contrapposizione tra sessi, dunque, lunga millenni, è dura a morire perché il lessico che usiamo, le similitudini, sono frutto della nostra tradizione, tanto che non riusciamo a trovare immagini o termini diversi per spiegarci, ha iniziato a vacillare da quando l’umanità ha cominciato a vedere le cose secondo i “lumi della ragione” e l’evoluzione seguente è nota a tutti.
Tuttavia il puro riconoscimento del ruolo sociale della donna non può portare ad una vera evoluzione se non si accompagna al pieno riconoscimento dei valori del principio femminile, alla sua sacralità.
La donna deve riappropriarsi della dimensione Solare che la società patriarcale le ha tolto e che pure conosceva al tempo della Grande Dea, così come l’uomo deve recuperare quella lunare, secondo l’antico mito di Osiride, grazie all’aiuto e all’amore di Iside.
E’ da ricercare quella capacità ad ascoltare il silenzio interiore, per relazionarsi correttamente con la propria voce interna, la verità profonda, inconscia e spirituale che portiamo dentro di noi, propria del Saggio.

Nel cuore vibra quella scintilla divina che è amore ed equilibrio del creato.
Se le donne esplorano se stesse, scoprono di possedere delle doti naturali energetiche incomparabili, e solo grazie alla consapevolezza del Sé ci può essere parità sacrale con l’uomo, perché la parità non è solo una conquista del mondo sociale, ma del proprio mondo interiore.



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