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Reality show e psicologia

Siamo in autunno e in autunno scoppiano i reality in televisione. Forse tornerà il “Grande Fratello”.

Tutti questi programmi hanno due scopi: intrattenere il pubblico come tutti i programmi televisivi e mettere in forte disagio i concorrenti che partecipano per costringere a cooperare.

Partiamo dai primi programmi del genere: nel “Grande Fratello” i concorrenti devono vivere con due euro al giorno, senza cellulari e senza tecnologia al loro fianco.

Grande Fratello

Le prove si basano sulla sopravvivenza: chi vince ottiene una razione di cibo in più o dei punti in classifica. Due messaggi nettamente contrastanti, se pensiamo che da un lato si dovrebbe collaborare, mentre dall’altro si dovrebbe primeggiare per ottenere il premio in palio.

Il premio è in denaro, oppure la realizzazione di un sogno: sicuramente dietro c’è uno scatto di notorietà che personaggi più o meno noti cercano di ottenere per affermarsi e dare alla loro vita una piega diversa.

Poi, come le comete, questi personaggi svaniscono nel nulla: alcuni riescono a cavalcare l’onda e a fare del reality il trampolino di lancio di una professione, altri semplicemente si dimenticano.

Dal punto di vista delle relazioni, tutto questo è molto interessante. Nello stesso istante, la persona deve sopravvivere, trovare le giuste relazioni e avere la flessibilità di distruggere quanto fatto fino a quel momento per la “gloria”.

Per uno psicologo, che vede le dinamiche familiari tutti i giorni, il reality ha molto da raccontare: prima di tutto, c’è da valutare la situazione “fuori” dal reality, che non può che condizionare quanto avviene nel programma.

Altro fattore da considerare è quanto viene tagliato nella fase di montaggio e quante persone “ruotano” intorno al programma, condizionando i protagonisti, pur non essendo presenti sulla scena.

Oltre a loro, la situazione di tutti i giorni (ovvero quello che i protagonisti hanno lasciato prima di entrare nel programma), letteralmente sconvolta dalla novità e dal pericolo che solitamente non si affronta.

Le prospettive future sono quelle che spingono in tanti nel tritacarne televisivo: un tritacarne che non fa altro che creare fenomeni da baraccone per crearne altri, sempre “migliori”.

Il reality pone però a chiedersi cosa si farebbe in quella situazione e cosa faremmo per ottenere quel “successo”. Voi cosa fareste all’interno di un reality, mentre magari un sociologo esperto vi sta seguendo in diretta?



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