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I rischi dei campi elettromagnetici nelle abitazioni

L’acceso dibattito sui possibili rischi dei campi elettromagnetici ha creato in molte persone una forte preoccupazione, a volte probabilmente sproporzionata rispetto alle evidenze scientifiche disponibili. Il proporre semplici misure precauzionali può mitigare le ansie, anche se non è scevro dal pericolo di ottenere il risultato opposto, inducendo cioè a sopravvalutare il rischio effettivo.

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E’ opportuno prendere in considerazione interventi, o stili di vita, volti a minimizzare l’esposizione a campi elettrici e magnetici a frequenza industriale solo se ciò viene incontro a particolari esigenze emotive dell’individuo. E’ allora raccomandabile l’adozione di interventi semplici e a basso costo che, in linea di principio, concordano anche con i principi base della radioprotezione, secondo i quali le esposizioni indebite non sono giustificate e anche quelle ritenute necessarie devono essere quanto possibile ridotte.

Il punto fondamentale è, in ogni caso, che le risorse e l’energia investite siano proporzionate al livello di rischio e, ancor di più, al beneficio sanitario che da queste ci si aspetta d’ottenere.

Le conoscenze scientifiche oggi disponibili non forniscono elementi atti a consigliare di limitare la vicinanza a sorgenti domestiche o il tempo del loro utilizzo. E’ infatti solo un’ipotesi, estrapolata dai dati epidemiologici nel caso di prolungate esposizioni residenziali, quella che porta a non escludere del tutto la possibilità di ripercussioni negative sulla salute legate alle esposizioni domestiche In termini di possibili suggerimenti sul come ridurre i livelli d’esposizione a campi a frequenza industriale, è necessario distinguere il caso delle linee e cabine elettriche esterne alle abitazioni da quello degli apparecchi elettrici d’uso più comune.

Il primo caso è quello che costituisce la principale fonte d’esposizione cronica ed è quindi quello cui assegnare il livello di priorità più elevato. I dati epidemiologici sull’associazione tra esposizioni a livelli superiori a 0,5 µT e tumori pediatrici suggeriscono infatti di evitare per il futuro di costruire elettrodotti che attraversino insediamenti urbani e nuove abitazioni in stretta vicinanza di linee elettriche ad alta e media tensione. Tipiche possibilità tecniche per la riduzione dei campi prodotti da un elettrodotto, a parità di tensione, corrente e percorso, sono l’aumento dell’altezza dei sostegni, la riduzione della distanza fra i vari conduttori, l’impiego di linee in cavo isolato, sia aeree che interrate. Per completezza occorre però anche dire che nessuna di queste soluzioni è priva di controindicazioni, non ultimo il loro costo.

Per quanto riguarda la limitazione dell’esposizione ai campi generati dagli apparecchi d’uso comune, è importante ricordare che tali sorgenti generano campi le cui intensità possono essere anche molto elevate, specialmente nel caso della componente magnetica, ma che diminuiscono drasticamente con la distanza. Nel caso dei grandi elettrodomestici fissi (per es. lo scaldabagno e il frigorifero) è sufficiente distribuirli negli ambienti in modo da ridurre i casi di permanenza prolungata di persone entro un metro dalle loro superfici.

Per gli apparecchi d’utilizzo individuale (per es. l’asciugacapelli, il ferro da stiro o il rasoio elettrico), l’aumento della distanza è, in genere, inapplicabile, ma dato l’impiego saltuario o per tempi brevi, è difficile attendersi significativi contributi all’esposizione cronica totale.



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