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Debutto, successo e tenuta dei conti deposito in Italia

Tra gli strumenti di allocazione del risparmio degli ultimi anni sicuramente un posto d’onore spetta ai conti deposito.

Negli anni recenti l’esordio sul mercato bancario italiano di tali strumenti ha senz’altro scontato la diffidenza dei risparmiatori del Bel Paese, restii a fidarsi di questo genere di novità.

Una delle paure iniziali dei consumatori che si affacciavano al mercato dei conti deposito, sempre più spesso proposti dalle banche come prima forma di movimentazione del risparmio privato, era connessa ai margini d’insicurezza che tali conti sembravano lasciare agli investitori, che certamente avevano da subito compreso la differenza sostanziale tra un comunissimo conto corrente, dove il saldo è a pienda ed immediata disponibilità del titolare, e il conto deposito, appunto, dove il denaro è temporaneamente depositato presso l’istituto di credito, che può consentire – o non farlo – il prematuro ritiro della disponibilità concessa dal titolare all’istituto depositario.

paperon de paperoni

In realtà il denaro immobilizzato nei conti deposito è sostanzialmente garantito e ‘sicuro’, come hanno scoperto moltissimi risparmiatori italiani in questi anni. Non si tratta di strumenti come ad esempio le obbligazioni, molto più sensibili alle stesse crisi di liquidità del singolo istituto finanziario.

Intanto perchè le cifre inferiori ai 100 mila euro allocate nei conti deposito sono attualmente garantite dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che rappresenta una primissima importante garanzia per i risparmiatori, che già ne conoscono il ruolo nel caso delle garanzie di liquidità riferibili ai comuni conti correnti bancari, anch’essi garantiti da tempo da un analogo fondo fiduciario.

In secondo luogo perchè gli stessi istituti di raccolta hanno sempre impegnato quel genere di liquidità verso investimenti e speculazioni di tipo sostanzialmente ‘sicuri’ sotto il profilo del rischio, ancorando le rese dei conti deposito alle fluttuazioni dei tassi del debito pubblico, in moltissimi casi, o facendo partecipare quei flussi di liquidità ai macroinvestimenti valutari spesso sostenuti dagli enti bancari di medio e grande livello, in Italia come all’estero.

Piccoli o grandi investimenti speculativi sul mercato della valuta e – soprattutto – dei titoli di Stato del debito pubblico nazionale hanno sostanzialmente garantito, e impiegato, buona parte del capitale raccolto con questo tipo di strumenti sul mercato italiano del risparmio.

Non per nulla anche in un momento come quello attuale, con i bassissimi tassi garantiti dagli stessi titoli del Tesoro, il conto deposito sembra anzi poter ancora garantire margini di profittabilità per il piccolo risparmiatore, che altrimenti non potrebbe maturare alcun tipo d’interesse in un attuale scenario macroeconomico, deflattivo dal punto di vista valutario e contemporaneamente recessivo sotto il profilo dell’economia reale.

La fiducia dei risparmiatori italiani per i conti deposito, a quanto sembra dai dati attuali, rimane tutt’oggi immutata.

Tali strumenti sono probabilmente destinati a sopravvivere al recentissimo aumento della tassazione statale (dal 20 al 26 per cento) che secondo molti analisti era destinata a sancirne la scomparsa prematura come forma di raccolta del risparmio privato.



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