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San Giovanni in Laterano e la notte delle streghe

Ormai non ci sono più prati e chi abita a san Giovanni, la notte del 23 giugno, non vede più le streghe di Benevento che si diceva si riunissero poco distante dalla basilica, si spostavano naturalmente a cavallo della scopa e i romani le cacciavano usando fischietti o a suon di pernacchie o di campanelle, ma forse a molte coppiette, nel tentativo di vedere le streghe sarà piaciuto spegnere la fiaccola.

Oggi di tutto questo si ride, ma un tempo ci si credeva davvero e svariati letterati ne hanno scritto seriamente, del resto erano tempi cupi in cui le donne tacciate di stregoneria venivano bruciate vive.
Negli anni si è proseguito a festeggiare la ricorrenza dei due Santi Giovanni battista ed evangelista, con l’allegria tipica del popolo che si vuole divertire girando tra le bancarelle e mangiando le lumache, tipico piatto romano, preparato nelle trattorie che davano sulla piazza, luogo di sosta per i numerosi pellegrini che arrivavano a Roma per il giro delle sette basiliche.

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Oggigiorno, quanti abitanti di san Giovanni conoscono l’importanza che ha ricoperto questa zona nei secoli passati? Sanno di vivere in un luogo storico? In questa zona si sono concretizzati numerosi eventi, essendo sede papale fino a che il pontefice non si è trasferito a san Pietro, mentre la chiesa (cattedrale di Roma) e i monumenti che affacciano sulle due piazze rappresentando diversi stili, abbracciano l’intero percorso architettonico dell’umanità, infatti ci sono: l’obelisco egizio, i resti di età romana, paleocristiana, il romanico, il tardo rinascimento, il barocco, fino all’ottocento e al novecento.

In questa sede intendiamo mettere in risalto un monumento poco conosciuto, ma ricco di significati simbolici.

IL TRICLINIO LEONIANO, UN MOSAICO PER LA PACE

E’ un’abside a cielo aperto, di quelle che siamo abituati a vedere all’interno delle chiese, ed è strano trovarla qui, tra il via vai cittadino e l’incomprensione di chi guarda, cammina frettoloso e non ne capisce il significato, credendola un’opera d’arte puramente religiosa; eppure se il mosaico si è salvato nei secoli è grazie al suo significato di pace, simboleggiando l’accordo tra Stato e Chiesa dai tempi di Costantino fino ai patti lateranensi.

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Era l’800 d.C. e papa Leone III doveva ospitare qui nel Patriarchio, la Santa Sede di allora, l’imperatore Carlo Magno per la sua incoronazione, che avvenne la notte di Natale, e quindi ordinò di far costruire una sala da pranzo degna di un ospite tanto illustre, dotata di tre absidi, tra le quali la terza era abbellita con un mosaico che doveva evidenziare il significato politico e religioso dell’evento. Andiamolo a scoprire. Nel catino absidale è puntualizzata la missione della Chiesa: vi è il Cristo benedicente, contornato dagli apostoli, sei alla sua sinistra e cinque a destra , mancando Giuda, il cui vuoto è stato sostituito dal panneggio svolazzante di san Pietro; il significato di tale iconografia è reso chiaro dalla scritta collocata sotto il mosaico, cioè il fine della missione apostolica è quello di ammaestrare tutte le genti seguendo il vangelo che Cristo tiene in mano e nel quale c’è scritto.”Pax vobis”.

Nel pennacchio di sinistra la storia prosegue, c’è il Cristo assiso in trono, ed in ginocchio vi sono da una parte san Pietro, il primo papa, che riceve le chiavi della Chiesa, e dall’altra l’imperatore Costantino, il primo re che lottò in difesa della Chiesa,che riceve da Cristo il labaro. E’ interessante vedere come entrambi i personaggi inginocchiati, rappresentanti il potere spirituale e quello temporale, siano posti allo stesso livello e siano della stessa dimensione, anche se non contemporanei, infatti san Pietro è vissuto ai tempi di Cristo e Costantino è postumo di trecento anni circa. Del resto il Papato doveva molto all’imperatore Costantino. Egli chiude la storia di Roma pagana con l’Editto di Milano del 313, liberando i cristiani dalla persecuzione religiosa.

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Non solo, fu proprio Costantino a porre le basi del potere temporale del Papato, infatti si racconta che l’imperatore romano volle far sorgere una basilica per ratificare la pace tra Impero e Cristianesimo, donando una proprietà terriera appartenuta alla famiglia romana dei Plautii Laterani e in quest’area denominata “Laterano”fu costruito in mille anni un complesso immenso, che comprendeva la dimora del pontefice, la sua cappella privata: Sancta Santorum, un ospedale, una biblioteca,varie sale da pranzo e ovviamente la basilica, inaugurata  già nel 327. Quindi il Patriarchio costituì per almeno mille anni una struttura analoga a quello che è oggi il Vaticano.

Adesso volgiamo lo sguardo al pennacchio di destra, qui assiso in trono c’è san Pietro, che porge la stola di sommo sacerdote della Chiesa a papa Leone III (che ordinò la costruzione della sala da pranzo contenente il mosaico), mentre lo stendardo viene affidato a Carlo Magno, imperatore del sacro-romano-impero e difensore della Fede. Anche in questo caso il Papa e Carlo Magno sono inseriti nel mosaico a pari dignità; infatti sono ancora lontani i tempi in cui Papato ed Impero si batteranno cruentamente per la supremazia del potere con alterni risultati, trascinando nella lotta i fedeli di opposta visione. Il papa conobbe l’esilio forzato di Avignone (1307-1377) in terra di Francia e il nostro sontuoso triclinio cadde in rovina, tanto che quando Sisto V(1585-90) dette inizio ai lavori di restauro dell’area, il nostro mosaico fu salvato dalla distruzione proprio per l’importanza religiosa e politica che rivestiva, ma nel restaurarlo si decise di spostarlo e collocarlo presso la porta Asinaria, l’antico ingresso delle mura Aureliane, tuttora visibile sotto il livello stradale, vicino all’attuale Porta Lateranense.

La storia del triclinio non finisce qui, passano altri cento anni ed il mosaico risultava nuovamente danneggiato, tanto da dover essere restaurato per volere del cardinale Barberini, rispettando l’aspetto originario, grazie alle riproduzioni conservate nella biblioteca vaticana. Passano altri cento anni e siamo daccapo, nel 1731 papa Clemente XII decise di costruire la facciata della basilica, quella che vediamo tuttora coronata da quindici statue, e di sistemare la piazza antistante sgombrandola dai ruderi, tra cui c’era il nostro mosaico, che si decise di spostarlo vicino alla Scala Santa., ma le pareti si sbriciolarono durante il trasporto, mandando in frantumi il prezioso mosaico, sicché si dovette ricostruire dalle fondamenta una nuova abside e restaurare sotto Benedetto XIV quel che restava del vecchio mosaico.

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Per ora finisce qui la sua storia, distrutto più volte dall’intemperie e dall’incuria è tornato ogni volta a risplendere dall’alto con i suoi bagliori dorati, per narrare con le immagini al popolo che passa una storia fatta di papi e di re, e a chi  sa leggere le iscrizioni spiega che la volontà divina è riposta in quel desiderio di pace da difendere e divulgare. Purtroppo le guerre odierne causate da fanatismo religioso o da interessi economici ci fanno capire quanto sia ancora attuale tale messaggio, solo la parità religiosa, sociale e politica in equilibrio tra loro possono portare la pace. Per questo dalle ceneri il mosaico è sempre rinato, come messaggio per l’umanità.

IL BATTISTERO
Ci troviamo davanti ad un edificio paleocristiano dalle linee pure: questo battistero si è conservato grazie ad una continuità d’uso, infatti qui il battesimo cristiano si celebra da più di 1600 anni.
Possiamo tentare di andare indietro nel tempo fino al IV secolo… è la notte di Pasqua o delle Pentecoste, il buio è rischiarato dalle lampade ad olio, nell’aria si respira l’odore intenso dell’incenso e centinaia di persone si accalcano dentro e fuori il battistero dotato ancora di numerose porte larghe quasi due metri e mezzo, che in tale occasione vengono spalancate per accogliere i battezzandi e gli altri membri della comunità cristiana.

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La vasca battesimale era una larga piscina rotonda, sul cui bordo si trovavano otto sculture simboliche, d’oro e d’argento che rappresentavano sette cervi, più Cristo, san Giovanni Battista e un agnello. L’acqua scorreva in continuazione da tutte le sculture, durante la liturgia battesimale, che veniva celebrata dal vescovo. Qui è stata battezzata gran parte della popolazione romana del IV secolo, secondo il costume antico dell’immersione. La fonte battesimale, la prima di Roma, fu eretta per volontà dell’imperatore Costantino, contemporaneamente alla basilica e sorgeva su una villa romana, sfruttandone l’edificio termale.



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