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La statue parlanti

Tutti conoscono Pasquino ma pochi sanno che le statue parlanti a Roma erano molte

Erano i tempi in cui a Roma non si poteva parlare, perché si rischiava facilmente l’impiccagione, erano i tempi in cui il potere temporale era nelle mani del Papa, che governava con lo stesso dispotismo con cui regnavano i sovrani degli altri Regni d’Italia e d’Europa.
Era il 1500 e non potendo esprimere apertamente il proprio malcontento, il popolo trovò per mano dei letterati il modo di manifestare la propria insoddisfazione facendo parlare le statue, ebbene si, l’insofferenza era tale che perfino la pietra arrivava al punto di lamentarsi, erano le statue parlanti di Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia, del Facchino, del Babbuino, dell’Abate Luigi, tutte site nel centro di Roma, tra piazza Venezia, piazza del Popolo e piazza Navona. Nottetempo, nel più assoluto anonimato, qualcuno  attaccava sulle sculture le proprie lamentele scritte, facendo finta che a parlare fosse il monumento. Il più famoso e conosciuto da tutti i Romani è Pasquino, al punto che le sue lamentele hanno assunto l’appellativo di ”Pasquinate”. Si è favoleggiato che a scrivere fosse un oste, o un barbiere, o un sarto della zona, in realtà considerato il livello d’istruzione dei tempi di allora, a dar voce al popolo erano poeti o personaggi istruiti, che così sfogavano la rabbia contro il potere ed il malcostume dei personaggi ecclesiastici.

pasquino

Forse tutto cominciò con gli studenti del vicino archiginnasio della Sapienza, che avevano preso l’abitudine di affiggere i loro epigrammi a sberleffo, poi le pasquinate furono scritte da uomini di cultura contro i personaggi in vista, tra cui ovviamente il Papa, tuttavia non si trattò mai di opposizione al potere, inteso come programma rivoluzionario per ribaltare il sistema politico, ma rappresentava la maniera per esternare l’insoddisfazione per ciò che non andava, il desiderio di riportare la Chiesa a quella purezza predicata dal Cristo. Rappresentava, anche, il mezzo per screditare avversari dentro e fuori la Curia, una sorta di campagna propagandistica tenuta sotto le elezioni. Nonostante l’anonimato, si conoscono i nomi di molti poeti, tra cui Pietro Aretino e a nulla valsero le condanne a morte degli autori, poiché la parola di Pasquino è arrivata fino ai nostri giorni, è la voce del popolo, che si sfoga quando non condivide le scelte morali e politiche di chi li governa.

Nonostante che papa Sisto V avesse instaurato un regime di polizia, non dette troppo peso a tali invettive, definendole:” Sono pasquinate e nient’altro” e la voce di Pasquino è durata per secoli fino al terzo millennio. Ai nostri tempi, non è necessario essere politico all’opposizione, giornalista, o moralista, per scrivere sui giornali o parlare alla radio o apparire alla televisione, per essere parte attiva contro i soprusi, si può essere un qualunque, anonimo cittadino e grazie al buon grado d’istruzione raggiunto dalla massa della popolazione,  ognuno può decidere di dare la propria voce a Pasquino, affiggendo il proprio scritto sul basamento della statua, magari una sera che si passeggia dalle parti di piazza Navona, e chi passa e lo legge…medita e matura la propria convinzione.

PASQUINO
Pasquino è la più famosa delle statue, tutt’ora parlante ed è situato sull’omonima piazza. Fu rinvenuto in via del Parione, durante gli scavi, e collocato nel 1501 per volere del cardinale Carafa all’angolo di palazzo Braschi, a due passi da piazza Navona. Si tratta dei resti di un gruppo marmoreo di età romana e rappresenta Menelao che sostiene il corpo di Patroclo. Il nome probabilmente gli è stato affibbiato dagli alunni del vicino ginnasio, che per prendere in giro il loro maestro furono i primi ad affiggere i loro scritti sulla statua. E’ divenuto poi sfogo contro il mal costume ed il potere, che un tempo era quello dello Stato Pontificio. Oggi le invettive che si leggono sono rivolte sia a Berlusconi, sia a Veltroni, perché Pasquino è apolitico!

MARFORIO
La scultura fu rinvenuta nel Foro e per importanza è la seconda statua parlante di Roma, al punto che Pasquino rispondeva ai velenosi quesiti di Marforio e viceversa. Ormai la sua voce è muta, in quanto è stato collocato all’interno dei musei Capitolini, sul Campidoglio. Tuttavia è possibile vederlo anche dall’ingresso,senza entrare nei musei, in quanto la colossale statua sdraiata di Oceano ( I sec.), detta popolarmente Marforio, è collocata nel cortile, ben visibile dall’esterno.

L’ABATE LUIGI
Nascosta tra le macchine parcheggiate, nell’angolo di fondo di piazza Vidoni, sul lato sinistro della chiesa di S. Andrea della Valle, sta la statua dell’abate Luigi, che raffigura un togato della tarda età imperiale. L’epigrafe posta sotto la statua dice:”Fui dell’antica Roma un cittadino, ora abate Luigi ognun mi chiama, conquistai con Marforio e Pasquino, nelle satire urbane eterna fama, ebbi offese disgrazie e sepoltura, ma qui vita novella è al fin sicura.

MADAMA LUCREZIA
Il colossale busto marmoreo si trova nell’angolo meno trafficato di piazza S. Marco, dirimpetto al monumento del Milite Ignoto a piazza Venezia. Fu collocata qui intorno al 1500, divenendo l’unica statua parlante al “femminile” di Roma.
Forse si tratta di Lucrezia d’Alagno, amica di Alfonso d’Aragona e di Paolo II, in realtà raffigura la dea Iside e proviene dal tempio a lei dedicato dall’imperatore Domiziano e distrutto alla fine del cinquecento.

FONTANA DEL FACCHINO
All’inizio di via Lata (traversa del Corso), incassata nel fianco sinistro del palazzo e quasi nascosta dalle macchine parcheggiate, si conserva la particolare fontana del Facchino, rappresentante un popolano, un acquaiolo, che tiene in mano il barilotto, da cui zampilla una fresca acqua che invoglia una salutare bevuta. La statua parlante risale al tempo di Gregorio XIII e la tradizione popolare l’attribuì a Michelangelo; si favoleggia che si trattasse di un facchino famoso per le sue bevute di vino più che di acqua.

IL BABBUINO
A metà della via del Babbuino si trova la fontana omonima, inserita nel 1738 dai Boncompagni-Ludovisi. Disteso sulle rocce zampillanti vi è un grasso Sileno, compagno di Bacco, che per la bruttezza, il colore e la rotondità del corpo fu appellato dai Romani “er babbuino”, al quale affiggere corrosivi reclami in versi.

L’ultima Pasquinata

Bongiorno so’ Pasquino
nun è che vojo dì
ma è troppo tempo ormai
che me stò zitto qui

‘na vorta ero loquace
parlavo pe’ versacci
dicevo peste e corna
de Re, Papi e magnacci

de tempo n’è passato
da quanno l’epitaffi
spuntaveno le lingue
a tutti li peggio ceffi

sta Roma mia è cambiata
è piena de rumori
de traffico, de machine
de gente senza cori

so’ tutti straimpicciati
a core appresso ai sordi
così so’ diventati
un popolo de storti

mo, è ora de svejasse
d’accenne li cervelli
de smette de subbì
li questi e poi li quelli

rompemo sto silenzio
famise  arisentì
mannamoje un messaggio
che devono capì

“noi semo li romani
noi semo li padroni
nun comanneno li politici
comanneno li carzoni”.



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