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Il comune di Sambuci nel Lazio

C’è un non so che nell’aria aromatizzata dagli odori del verdeggiante bosco che circonda il paese di Sambuci: un profumo di aceri, noccioli e sorbi, tanto verde intenso a primavera, che brilla d’un rosa acceso durante la fioritura dell’albero di Giuda e dei cespugli gialli della ginestra.

E’ per il suo cielo davvero azzurro, per il verde davvero verde, per l’aria che sa di sambuco (arbusto da cui il paese prese il nome), che gli abitanti di Sambuci, che conobbero il fenomeno dell’immigrazione verso Roma tra la prima e la seconda guerra mondiale, ultimamente preferiscono soltanto il pendolarismo verso la capitale, per tornare di sera all’aria pura di casa, dopo una giornata di lavoro trascorsa nel caos e nello smog.

Come dar loro torto? Più l’aria di Roma è divenuta irrespirabile, più aumentano le ore trascorse in mezzo al traffico, più le abitazioni sono lievitate di prezzo e più i Romani hanno deciso di trasferirsi nei limitrofi paesi che costellano la capitale, scegliendo piccoli centri come Sambuci, ben collegato alla capitale con la ferrovia e gli autobus di linea.

Non sono soltanto a far ritorno gli autoctoni nelle loro case, abitate in precedenza solo d’estate, non sono solo coppie anziane che qui possono trovare una vita a misura d’uomo, per fare due chiacchiere con il vicino e con le persone che incontri per strada, ora si stanno trasferendo anche le coppie giovani con bambini piccoli, che possono permettersi l’acquisto di una casa di proprietà a prezzi modici, in un ambiente salutare dove ricrearsi…. neanche serve, se abiti qui, andare a fare i percorsi escursionistici, o andare nel parco sito nel cuore del paese, qui basta aprire le finestre e l’aria pura che entra rallegra cuore e spirito…

PERCORSI ESCURSIONISTICI

Dal paese si possono raggiungere le alture circostanti attraverso due percorsi trekking di media e bassa difficoltà, definiti in collaborazione con la Federazione Italiana Escursionismo. Il primo, denominato Sentiero Colle Cerrito Piano è lungo circa 7 Km. con un dislivello di 400 m. e richiede un tempo di percorrenza di circa 5 ore. Il secondo chiamato Fonte Acqua Jura, è lungo circa 3,5 Km. copre un dislivello di 270m. e si percorre in circa due ore.

RICORRENZE RELIGIOSE E LAICHE

La più importante è la festa di Maria Bambina, che si chiude la Domenica più vicina all’8 Settembre, con il tradizionale ballo della Signoraccia, un pupazzo altissimo di carta che viene bruciato per la chiusura dei festeggiamenti.
Festa altrettanto famosa è la Sagra della Polenta che si tiene l’ultima domenica di Ottobre, per onorare San Carlo, il padrono del paese, con un festeggiamento profano: si mangia collettivamente la polenta, piatto tipico sambuciano, un tempo alimento base della povera cucina del paese.
Anche a Sambuci, come negli altri paesi della zona, a Ferragosto si tiene la Processione dell’Inchinata, che consiste nel simbolico inchino d’incontro delle statue del Cristo e di Maria.
Ovviamente si organizzano manifestazioni anche nei periodi più significativi dell’anno, come l’Estate, il Natale e l’infiorata del Corpus Domini.

Il Castello di Sambuci

Meraviglia, di questo piccolo paesino incastonato tra le colline verdeggianti, quanto sia piccolo in rapporto alla grandezza del castello feudale, fulcro (insieme alla chiesa parrocchiale ed al convento) della memoria storica di Sambuci, al punto che il Comune ha rilevato il fortilizio dall’ultimo proprietario, affrontando notevoli spese economiche per la completa ristrutturazione del grandioso maniero, affinché il castello torni ad essere cardine della vita cittadina e di tutti coloro che ne vogliono usufruire per tenervi congressi, attività culturali, cerimonie private e soprattutto per aprire ulteriormente al turismo, con il relativo indotto.

Le vicende del paese, il cui nucleo era abitato già al tempo dell’età del Bronzo, sono intimamente legate a quelle del Castello, la cui costruzione nelle forme attuali è avvenuta tra il XIII e il XVII secolo.
Si presenta come un ampio quadrilatero irregolare, con quattro torri angolari e si sviluppa su cinque livelli, di cui uno seminterrato, dove un tempo erano collocate le cucine e dove oggi è stato aperto un ristorante pronto ad accogliere i visitatori, dotato anche di spazio all’aperto.

Il piano terra era adibito a pratiche lavorative, allo studio e al culto, infatti come ogni castello che si rispetti c’è la piccola cappella privata, qui dedicata all’Arcangelo Michele, aggiunta dagli Astalli. Al primo piano vi erano le sale di rappresentanza, il grande salone per le feste e le stanze ad uso privato. Al secondo le stanze per gli ospiti, mentre il terzo, a tetto, come al solito caldo d’estate e freddo d’inverno, era destinato alla servitù.

Il collegamento tra i piani era garantito da uno scalone centrale monumentale che, come in tutti i castelli, veniva usato dalla nobiltà, mentre le altre due scale (una stretta scala a chiocciola interamente in pietra, che collega tutti i piani, e una terza vicina alla torre ovest) erano probabilmente usate dalla servitù. Non deve meravigliare la presenza di ben tre scale, in quanto non dobbiamo scordare che al tempo in cui il maniero era pure una fortezza, le guardie dovevano celermente salire sulle torri, per visionare dall’alto il feudo, mentre la servitù doveva salire e scendere usando la scala di servizio per non importunare i nobili!

All’interno vi sono affreschi seicenteschi che meritano di essere visti, basti dire che il pittore è Giovan Angelo Canini, avviato alla pittura dal Domenichino. Nelle sale prevale la pittura tipica dell’epoca, ricca di mitologia ed epica, nonché paesaggistica.

Purtroppo, negli anni sessanta, gli interni sono stati defraudati del mobilio e di tutti i suppellettili dall’ultimo proprietario, una società immobiliare dalla quale il Comune ha rilevato il malconcio castello, che i recenti restauri stanno riportando ad antico splendore; tanto da poter dire che gli ampi saloni, impreziositi dagli affreschi, sono davvero all’altezza di ricevere convegni d’alto livello o ricevimenti privati.

Il parco comunale

Il paese di Sambuci, che già gode del verde delle colline che lo circondano a corona, possiede al suo interno un bel parco comunale legato alla storia del castello.

Quando il maniero si trasformò da fortezza difensiva in dimora signorile, cioè nel periodo seicentesco, seguendo la moda dell’epoca, si realizzò un grande giardino (54.50 mq.), affinché la villa potesse essere considerata degna di essere abitata da gente nobile.

E’ diventato parco comunale nel 1991 ed attualmente è diviso in due parti da una strada. Il “giardino all’italiana”, il più antico, è addossato al castello, ed è contraddistinto da siepi di bosso che disegnano gli stemmi degli Astalli (proprietari del castello agli inizi del seicento) e dei Theodoli (proprietari del castello nell’ottocento); non mancano statue, finte grotte, fontane e vasche che sfruttano l’acqua di sorgenti limitrofi.

Nella parte del parco, al di là della strada, il boschetto ricalca il tipico giardino romantico all’inglese, molto di moda nell’ottocento.

Nel parco addossato al castello, le siepi di bosso che disegnano “il giardino all’italiana” raffigurano lo stemma con i tre cerchi degli Astalli, proprietari del castello nel seicento, quando la popolazione era dedita all’agricoltura e alla pastorizia.

Sempre con le siepi, è rappresentato lo stemma con le ruote dei Theodoli, proprietari del castello nell’ottocento, quando furono incentivati i lavori dei campi e costruiti i mulini per la macina del grano e la spremitura dell’olio.



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