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Grumvalski è morto di freddo

“Ci si sente meglio dopo una bella cacata…

Voi credete in Dio? Non bisogna domandarsi se si crede in Dio ma se dio crede in noi!

Avevo un amico che si chiamava Grumvalski. Siamo stati deportati insieme in Siberia.

Quando ti portano in Siberia nei campi di lavoro, si viaggia nei carri bestiame e si traversano steppe ghiacciate per giorni e giorni, senza vedere anima viva. Ci si scalda l’uno con l’altro ma il problema è che per liberarsi, per cacare, nel vagone non si può! e le sole fermate sono quando bisogna mettere l’acqua nella locomotiva.

Ma Grumvalski era parecchio timido e già quando dovevamo lavarci in gruppo si sentiva molto a disagio. Io lo prendevo un po’ in giro per via di questa storia. Insomma, il treno si ferma e tutti noi ne approfittiamo per andare a cacare dietro, dietro il vagone. Ma io gli avevo talmente rotto le scatole al povero Grumvalski che lui decide di andarsene un po’ lontano.

Insomma, il treno riparte. Tutti saltano su al volo perchè il treno non aspetta. Il problema è che Grumvalski che se n’era andato via dietro un cespuglio stava ancora cacando. Allora lo vedo correre fuori da dietro il cespuglio reggendosi con le mani i pantaloni per non farli cadere e tentando di raggiungere il treno. Io gli tendo la mano, ma come lui mi tende le sue, deve mollare i pantaloni che gli cadono alle caviglie. Ritira su i pantaloni e si rimette a correre… e i pantaloni gli cascano tutte le volte che Grumvalski prova a tendermi le mani”.

“Allora insomma, che è successo?”

Niente. Grumvalski è… morto di freddo!”

L'Odio



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