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Nolli, Vasi, Piranesi

Roma vista da due disegnatori e un geometra

Dal tempo in cui gli Agrimensori Egiziani misuravano i terreni dopo le piene del Nilo, a quelli in cui i Romani tracciavano il cardo e il decumano base per accampamenti e città, al desiderio di rappresentare la propria casa e  su scala sempre più vasta:  la metropoli…

Era il 1748 e veniva pubblicata la Nuova Pianta di Roma, ad essa si legarono i nomi del giovane Giovanni Piranesi, e di Giovan Battista Nolli, il primo diventerà famoso in tutto il mondo per i disegni sulle vedute e sui monumenti di Roma, il secondo sconosciuto ai più in Italia, è famoso invece in Europa e in America, per la sua mappa.

Era il Settecento, il secolo che rischiarava con i lumi della ragione l’uomo che pareva rinato a nuova vita, si tornava ad apprezzare e studiare il pensiero laico degli antichi, abbeverandosi alla fonte della classicità: Roma; era l’epoca del Grand Tour in cui i benestanti delle casate ricche nobiliari e borghesi venivano nella Città Eterna per scoprire quella antica e quella moderna. Amavano girare per i monumenti e i  quartieri tipici, come fanno i turisti di oggi con l’aiuto della mappa. Poi con gli occhi ebbri di meraviglie, tornavano nel proprio Stato, nella propria città, mostrando a parenti e amici la città di Roma, attraverso i disegni (come oggi si fa con le fotografie) dei monumenti o di quelle vie e piazze in cui era stato fermato dall’artista un momento di vita tipico. Ebbene l’Urbe settecentesca possedeva una carta che risaliva al seicento e l’incarico di redigerne una nuova fu commissionato a Giovan Battista Nolli.

Storia di un Geometra

Era un geometra, orgoglioso d’esserlo, tanto da volerlo scritto sulla propria tomba. Nolli era nato nei pressi di Como, si era formato al catasto milanese, il primo catasto geometrico-particellare europeo, basato sul rigore dei rilievi topografici, e qui aveva preso dimestichezza con la “tavoletta pretoriana”, che aveva sostituito lo squadro agrimensorio, consentendo maggiore precisione e simultaneità nell’operazione di rilievo con quella di restituzione grafica delle misure. Lo strumento si era diffuso in Italia dopo gli adattamenti apportati dal matematico Giovanni Giacomo Marinoni, ed è costituito da un piano di lavoro in legno applicato ad un cavalletto, su cui è appoggiato il foglio di carta, dove l’operatore delinea il rilevamento con l’aiuto di una bussola e di un’alidada (regolo) mobile munita di due traguardi per il tracciamento delle linee e degli angoli.

Rilevare il vasto territorio dentro le mura Aureliane non era cosa da poco ed il Nolli partì dalla produzione cartografica del ‘600, procedendo ad un’attenta revisione anche di quei complessi architettonici presumibilmente attendibili, come il Colosseo o piazza San Pietro. In due anni il Nolli misurò gli isolati e le proprietà rurali, che all’epoca rappresentavano gran parte (i due terzi) della superficie all’interno delle mura ed erano occupati da ville, vigne e giardini.  Il rilievo del tessuto urbano fu tradotto in un’incisione di grandi dimensioni, formata dall’unione di dodici lastre di rame (dalle quali usciranno altrettanti fogli di carta) completata da indici di più di trecento chiese, oratori, conventi, palazzi pubblici e privati, strade, piazze ed antichità, avvalendosi in questa lunga  fase di lavoro durata cinque anni, del figlio Carlo e del Piranesi e con quest’ultimo la rappresentazione geometrica precisa, ma piatta, lasciò il posto all’amata rappresentazione dei ruderi antichi, raffigurati con precisione, affiancati da rappresentazioni allegoriche, da angioletti alle prese con la tavoletta pretoriana, da finti riccioli sulla carta, che alleggerirono il rigore geometrico, stimolando nell’osservatore l’analisi dei contenuti topografici, ma nel contempo l’immagine della città si svincolò dal prototipo della “veduta”, portando avanti la moderna concezione del valore della misurazione come dato planimetrico.

Piranesi

Si tratta del primo rilevamento rigorosamente scientifico della città, e il lavoro del Nolli fece scuola nell’Europa del Settecento, divenne pietra miliare della cartografia moderna e Roma diventò a maggior ragione centro internazionale di cultura scientifica e artistica e ancora nell’Ottocento, i geometri, incaricati di redigere la prima mappa catastale di Roma, utilizzarono la sua pianta, nota per l’esattezza dei rilevamenti.



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