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Zagarolo e la lotta contro il Papato

La vita a Zagarolo è sempre stata legata alle vicende del palazzo ducale, che tra distruzioni, splendori e dimenticanze, sta tornando alla ribalta mondiale, grazie ai recenti lavori di restauro, motivati dall’insediamento nel suo interno del nuovo Museo del Giocattolo nell’ala…e di una Università americana, nell’ala… ancora da ripristinare.
Il palazzo, che sorge nel sito del vecchio castello medioevale, è stato roccaforte della famiglia romana dei Colonna, che per secoli ha lottato contro il Papato, subendo assedi e distruzioni: la prima risale al 1297 ad opera di Bonifacio VIII e cronista dell’epoca fu addirittura  il sommo poeta Dante, che ne parla nel XXXVII canto dell’Inferno; seguì quella del 1400 per opera di Bonifacio IX; e poi con papa Eugenio IV la lotta si protrasse per svariati anni fino a che nel 1439 Zagarolo, Palestrina ed altre fortezze dei Colonna furono rase al suolo.

C’era di che piegare la testa, ma così non fu e nel 1528 il castello subì ancora un ultimo assedio e solo alla fine del secolo si arrivò ad instaurare rapporti distesi con la Santa Sede, che si impose così su tutte le famiglie della nobiltà romana. Finalmente in pace, Pompeo Colonna iniziò i lavori di rinnovamento del castello, trasformandolo in palazzo residenziale, caratterizzato dalle sue grandi ali che si aprono verso la piazza di Corte (oggi battezzata Indipendenza), dalle ampie sale affrescate dai pittori manieristi del tardo cinquecento e dal giardino pensile. Pace fatta, nel 1586 ospitò papa SistoV, che era venuto nel ducato per assistere ai lavori dell’acquedotto Felice; nel 1591 qui si riunì il consiglio di otto cardinali preposto alla revisione dell’edizione a stampa della Bibbia e naturalmente tra essi c’era un Colonna. Tra le ampie sale affrescate trovò rifugio il pittore Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, in fuga da Napoli, e qui protetto dalle mura possenti e dalla lontananza dei centri maggiori, durante la permanenza dipinse alcuni quadri.

Il palazzo dopo secoli di appartenenza ai Colonna, fu venduto da Pierfrancesco, in quanto oberato di debiti,  al cardinale Ludovico Ludovisi, nipote del papa Gregorio XVI, che lo amò a tal punto da voler terminare i lavori di ampliamento e portarvi parte delle sue collezioni d’arte.
Ma alla morte del cardinale il nipote nel 1670 vendette il ducato al principe Giovan Battista Rospigliosi, e da questa famiglia trae il nome attuale il palazzo, che allora fu adibito a residenza estiva, quando l’afa faceva fuggire i nobili da Roma, portandoli verso la frescura collinare, come a Zagarolo, che si trova a trecento metri di altezza. Per tutto il settecento fu centro di vita mondana dei Rospigliosi-Pallavicini, fu arricchito di nuove decorazioni e vi furono ospitati cardinali, principi, sovrani e artisti come Vittorio Alfieri.
Purtroppo agli inizi del ‘900 comincia un lento ed inarrestabile declino fino a che nel 1979 il palazzo venne venduto dalla principessa Elvina Pallavicini al Comune di Zagarolo, che ne è l’attuale proprietario.

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