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Marco Aurelio e il suo fake

Forse non sarà inserito tra le sette meraviglie del mondo, eppure la statua del Marco Aurelio a cavallo è prototipo di tutti i monumenti equestri riprodotti dall’antichità ai tempi odierni. In ogni stato del mondo non c’è città che non abbia al centro di una piazza significativa il proprio “condottiero di turno”, immortalato sul suo bel cavallo più o meno rampante, per rammentare ai contemporanei e per raccontare ai posteri le proprie gesta.
In realtà il nostro Marco Aurelio si è salvato “per un pelo” dalla fusione, alla quale furono sottoposte tante opere d’arte dell’antica Roma, effettuata sia per recuperare il materiale di fattura, sia per distruggere le vestigia d’epoca pagana, soprattutto qualora la scultura celebrava la figura dell’imperatore, che negli ultimi secoli si fece adorare come un dio. Di statue del genere a Roma ce n’erano ventidue, ma tale gruppo equestre si salvò unicamente perché il cavaliere fu identificato con Costantino, l’imperatore romano caro ai cristiani, perché nel 313 concesse loro la libertà di culto. In realtà rappresenta l’imperatore Marco Aurelio e tale statua onoraria in bronzo dorato fu eretta a Roma in un luogo sconosciuto, tra il 176 e il 180 d.C., per celebrare le sue vittorie contro le popolazioni germaniche che premevano lungo i confini.

Dal Laterano al Campidoglio
Passato indenne alla furia distruttrice cristiana il presunto Costantino trovò posto, almeno dall’VIII sec. davanti al palazzo Lateranense (San Giovanni) e solo dopo molti secoli, nel quattrocento, ci fu il riconoscimento del personaggio grazie al confronto con le immagini monetali, mentre il trasferimento in Campidoglio del gruppo scultoreo avvenne nel cinquecento, per volontà di papa Paolo III che affidò al grande Michelangelo la sistemazione della piazza capitolina, tornata ad essere sede delle autorità cittadine. In tale perfezione architettonica la statua ha trovato la sua sublimazione, la plasticità classica è stata d’esempio per tutti i seguenti monumenti equestri: il cavallo sembra trattenere la sua possanza fisica per cadenzare il passo al ritmo di danza, il cavaliere anche senza ricorrere all’armatura, con i suoi abiti civili, esprime superiorità nella pacatezza del gesto. La scultura antica è stata riprodotta in un gran numero di piccoli bronzetti, conservati nelle collezioni di musei europei ed americani, inoltre ce ne sono tre copie intere in giro per il mondo: una in Inghilterra nella villa del duca di Pembroke, una seconda a Providence in Rhode Island, una terza a Las Vegas in California.

Il suo doppio
Tutte le riproduzioni sono state eseguite mediante calco diretto o per punti, per mezzo del compasso o del pantografo. Ovviamente nessuna di esse risulta essere fedele all’originale, pertanto allorché si dovette rimuovere la scultura dal basamento michelangiolesco, nel 1981, per effettuare un necessario restauro scaturito in seguito alle indagini seguenti l’attentato terroristico dell’Aprile del 1979, si presentò il problema di come eseguire una copia ben fatta, che potesse sostituire degnamente l’originale. Si decise allora di ricorrere al rilievo fotogrammetrico, mentre il completamento della superficie, la pelle, è stato effettuato grazie al continuo riscontro sull’originale, allestendo un cantiere nel cortile dei musei capitolini, dove i visitatori hanno potuto seguire di persona la realizzazione della copia. Le operazioni di fusione vera e propria, invece, sono state eseguite presso la fonderia della Zecca di Stato. Ne è uscita fuori un’opera senza precedenti, il nuovo Marco Aurelio, tanto atteso,  in occasione del natale di Roma del 1997 è andato finalmente a troneggiare sulla piazza del Campidoglio, colmando un vuoto che spezzava l’unità monumentale di una delle piazze più belle della città.

Il ritorno dell’originale
Il vero Marco Aurelio, restaurato presso il laboratorio dell’Istituto Centrale per il Restauro al S. Michele, è tornato nel 1990 nel Campidoglio, ma rendendosi necessaria la musealizzazione, è stato collocato in un ambiente climatizzato, dotato di vetrata per permettere ai visitatori di goderne, anche se in realtà tale sistemazione era troppo angusta, per l’imponenza di tale opera. Fu subito chiaro che il gruppo equestre meritava una cornice migliore, sicché si dette  prontamente l’inizio ai lavori per la collocazione di un nuovo padiglione nel Giardino Romano, all’interno dei musei capitolini, grazie ai finanziamenti di Roma capitale.
E finalmente il nostro Marco Aurelio, lasciando la sua copia sotto l’intemperie, ha trovato una giusta collocazione nella luminosa Esedra moderna, progettata dall’arch. Carlo Aymonino, un’opera al passo con quelle dei migliori musei del mondo.
E i Romani ed i turisti stanno già arrivando copiosi per godere della bellezza autentica della statua e di tutti gli altri reperti che le fanno degna corona e di cui parleremo nel prossimo numero.

Marco-Aurelio



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