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Racconto distratto

Il rumore delle chiavi nella serratura, i passi, lo sguardo all’orologio: le otto del mattino. Il marito reduce dalla corsa con il cane nel gelo denso e appiccicoso. Doccia veloce mentre la moka gorgoglia. Martina richiude gli occhi, troppo presto per alzarsi, Anche la porta si richiude. Troppo presto per alzarsi.  Comincia una nuova giornata, beh, niente di nuovo sotto il sole, o meglio sotto la cappa grigia di nebbia.  Ormai non ha nemmeno più voglia di inventarsi la giornata.  Prima di sposarsi aveva un lavoro in un negozio in centro. Troppa fatica per pochi soldi.  Meglio starsene a casa,  anzi, forse meglio buttare tutti gli orologi che scandiscono la vita del marito e del cane: jogging, ufficio, cena, TV e il giorno dopo si ricomincia. E’ come continuare a vivere in campagna, con i genitori anziani, campi abbandonati per il miraggio del posto fisso, poi le sabbie mobili della recessione e la riconversione del casale in agriturismo.  Troppo da fare, troppi sconosciuti pieni di pretese.  Pochi studi, interrotti prima di arrivare al diploma. Via verso la città,  forse il giardino dei ciliegi non è solo un sogno.  Troppe pretese nella ricerca di un impiego: difficile ricevere se non si ha niente da dare.

Quanto manca all’obbligo quotidiano del giro dell’isolato per il cane?  Potrebbe arrivare fino ai giardini,  no, troppo lontano e troppi bambini con madri e nonne agguerrite in difesa delle  creature inermi dagli improbabili assalti dei cani.  Il giro dell’isolato basta.  Restano da riempire tutte quelle ore tra un giro  e l’altro.  Qualche telefonata, ma amici e amiche sono al lavoro, non possono concederle tutto il tempo che vorrebbe.  Solo il computer e la rete non la tradiscono mai. Basta accendere, collegarsi e tutte le persone che hanno fretta al telefono trovano il tempo per scambiare battute con lei, per chiederle come sta, per farle compagnia.

Il suo nick è Monna Lisa.  Perché Monna Lisa?  Perché è  immobile da secoli, le mani lontane da qualsiasi fatica terrena, distaccata da qualsiasi preoccupazione, con un sorriso appena accennato, con gli occhi di chi ha visto, ormai sa e se ne compiace. Superiore e distaccata. Irreale quanto un miraggio, una  fata morgana.

Il cane le appoggia la testa sulle ginocchia. Martina  naviga in cerca di forum e chat, in cerca di parole ed emoticon,  la mimica virtuale.  Affastella frasi sconnesse, abbastanza incomprensibili, punteggiate di faccine sorridenti o minacciose, si inventa un passato,  addolcisce  il presente in un mondo senza futuro.  Racconta ciò che non è, accende l’invidia di pochi sprovveduti  costretti ad affollare metropolitane e autobus nelle ore peggiori, dopo un caffè ingoiato bollente.  Qualche grido virtuale, qualche richiesta di aiuto sfuggono dalle dita e prendono forma sullo schermo: “Ci vuole fantasia per inventarsi la vita quando non si studia e non si lavora”. Ma cadono nel vuoto della rete, nessuno dei suoi interlocutori reagisce a questo tipo di messaggio.

Rumore di chiavi nella serratura, rumore di passi, felicità di un cane.  Non è possibile, sono le otto di sera e non ha nemmeno messo sul fuoco l’acqua per la pasta.  Non ne ha avuto il tempo, anche questa sera  scatolette e surgelati pronti in sei minuti.   Che cosa hai fatto oggi Martina?  Le stesse cose di ieri, le stesse cose di domani.  Il tempo passa comunque, indipendentemente da quello che scegliamo di fare e di non fare.  La noia ha devastato  altre generazioni, al suo posto è arrivata l’abulia.

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