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La Roma di Achille Pinelli

Pittore, Fotografo, Vignettista

Lavandaie che si prendono a calci; il popolino estasiato davanti alle marionette; gente affollata intorno ad un orso; gli artigiani che lavorano in piazza, all’aperto, fuori della bottega; le grandi feste come quella della corsa dei cavalli barberi in via del Corso; architetture che non esistono più; crocicchi di uomini che giocano a carte seduti per terra; donne che portano l’acqua a casa con la conca sulla testa… e noi estasiati a goderci queste scenette di vita quotidiana, assaporandole, piano piano una alla volta!

Ci troviamo di fronte all’arte o ad una fotografia dipinta? Certo è che nell’ottocento la foto ancora non era stata inventata, per cui è grazie ai quadri dei due Pinelli, il padre Bartolomeo e il figlio Achille, che è possibile vedere tanti angoli di Roma, come erano un tempo, con luoghi ormai scomparsi, come è il caso di tante chiese, o del porto di Ripetta, tuttavia le architetture sono lo sfondo, quello che attira il nostro sguardo è la gente che abitava Roma.

Sono rappresentate tutte le classi sociali, dal popolo raffigurato nelle più svariate attività, ai nobili ben vestiti, ai sacerdoti con il breviario in mano e la lunga veste, ormai scomparsa e non mancano neanche gli incappucciati!

Sarà stata dura per Achille essere apprezzato per il proprio modo di vedere l’arte-fotografica, quando si è figli di un noto pittore, Bartolomeo Pinelli, che dipingeva anche lui (sarebbe meglio dire il contrario) scorci di Roma antica! Qual è la differenza tra i due? Quelle di Achille sono acquarelli più abbozzati, lo si potrebbe paragonare ad un vignettista moderno!

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