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La finestra: dalla grotta al curtain-wall

Quante volte al giorno, con spontaneità, compiamo il gesto di aprire e chiudere una finestra! Ma ci abbiamo mai pensato che si tratta di un manufatto umano che ci accompagna da millenni? Ebbene nonostante il progresso tecnologico, gli infissi non solo esistono ancora, ma sono insostituibili, perché ci garantiscono difesa da incursioni esterne, possibilità di illuminazione e ventilazione; tutte buone ragioni per tenerceli, anzi la moderna tecnologia ha talmente migliorato la qualità e le prestazioni dei telai e dei vetri, da consentire un uso sempre più esteso della finestra nell’architettura civile e non.

Tale impiego è divenuto la caratteristica peculiare dell’epoca moderna, in cui assistiamo ad una gara tra architetti, in ogni parte del mondo, a chi costruisce edifici sempre più finestrati! Qualcosa invece è poco cambiato: una finestra ben fatta era appannaggio solamente della classe ricca, ed ancora oggi una finestra al massimo delle prestazioni, con annessa chiusura esterna, rappresenta una spesa non indifferente, se si considera che molto spesso la cifra va moltiplicata per il numero delle aperture dell’ambiente da costruire o ristrutturare! Non scordiamo però che ci sono incentivi anche in questo settore!

I primordi
Erano i tempi in cui l’uomo viveva in grotta, nella quale si accedeva attraverso una fenditura, con la duplice funzione di “porta e di finestra”; i nostri antenati preferivano un’unica apertura per ragioni di sicurezza, in quanto era più facile e più sicuro proteggere un unico varco da intrusioni esterne e probabilmente il primo “infisso” della storia sarà stato un bel masso da mettere davanti al pertugio! E quando l’uomo divenuto ormai sedentario ha costruito le prime capanne, con pali di legno conficcati a terra e pareti di frasche o pelli, ha riprodotto i modelli che ha avuto sotto gli occhi fino a quel momento, sicché l’apertura principale era una sola, la porta, con la funzione di accesso, ad essa si attribuiva valore sacro, come simbolo di passaggio tra il mondo interno della propria abitazione e quello esterno. Invece la ventilazione era ottenuta con un’apertura in cima alla capanna (o alla tenda), in origine circolare, dalla quale fuoriusciva il fumo del focolare.

Nelle abitazioni, per arrivare all’apertura della finestra, è dovuta progredire la tecnologia costruttiva, in quanto si è dovuto imparare ad irrobustire l’ossatura portante per prevedere l’inserimento di uno spazio vuoto. Nell’uso comune si trattava di piccole finestre, posizionate in alto per non far entrare gli animali, e chiuse nei periodi freddi o di notte, con assi di legno o stuoie di paglia intrecciata. Piaceva avere la finestra non solo per il passaggio d’aria, ma anche per ricevere all’interno qualche raggio di luce e all’epoca degli inizi dello splendore romano, Vitruvio nel “De re aedificatoria” dà indicazioni tecniche per la costruzione di finestre, in particolare per assorbire i carichi gravanti sugli architravi, ed il diffondersi della finestra sta in stretto rapporto con i periodi di pace.

Il Medioevo
Per tutto il Medioevo le finestre non costituirono una parte essenziale dell’edificio, soprattutto per questioni di sicurezza, ed erano realizzate da fessure lunghe e strette, strombate verso l’interno per permettere di colpire i nemici senza essere esposti alla loro offensiva. Invece nelle città, nelle abitazioni nobili erano più leggiadre, a bifora o a trifora; tuttavia la mancanza dei vetri e lo spessore dei muri facevano sì che il numero fosse sempre limitato, considerato prevalentemente come elemento decorativo della facciata principale.

Il Gotico
In questo periodo artistico, la finestra conosce un grandissimo balzo in avanti, divenendo protagonista, sia pur nelle architetture religiose: le chiese gotiche godono di novità strutturali che permettono di alleggerire pareti e facciate, che si abbelliscono con snelli e altissimi vani finestrati e rosoni. La luce diventa protagonista, tutto ciò grazie allo sviluppo della tecnologia del vetro, materiale utilizzato già nell’antichità, in preferenza nell’oggettistica e nella gioielleria, mentre per le finestre si utilizzavano piccole lastre, mentre ora nel periodo gotico si diffondono le grandi finestre ricorrendo all’uso di lastrine di vetro sapientemente colorato e tenute insieme da profilati di piombo. Non scordiamo però che la tecnologia del vetro era per ricchi, utilizzata nelle chiese, che godevano in questo modo di quella soffusa luce che cadeva dall’alto e che serviva ad elevare lo spirito. Inoltre veniva usato in alcune abitazioni nobili, per denotarne la ricchezza, insomma le preziose vetrate erano uno status, infatti la stragrande maggioranza della gente usava chiudere l’apertura con un’anta cieca di legno.

Il Rinascimento
Nel ‘500 l’evoluzione porta alla diffusione della finestra architravata. Ma le novità come al solito non venivano prese bene, sentiamo in “Porte e finestre di Firenze e di Roma” cosa ci dice il Vasari di Palazzo Bartolini Salimbene in Firenze: “…fu il primo edifizio…che fusse fatto con ornamento di finestre quadre, con frontispizii, e con porta le cui colonne reggessino architrave, fregio e cornice; furono queste cose tanto biasimate dai fiorentini con parole, con sonetti…” Dunque, anche in questo settore l’Italia rinascimentale è all’avanguardia, dettando legge sulla moda e i gusti dell’epoca.
Infine l’elenco delle tasse si arricchisce di una nuova voce: le finestre, essendo segno di grande ricchezza, poiché costose nella realizzazione.
Tuttavia le finestre vetrate sono ancora per pochi, il popolo usa chiudere le aperture con ante in legno.

Il Barocco
Lasciati alle spalle i canoni rinascimentali basati sulle proporzioni dell’antichità, l’uomo del seicento approda al “movimento” e alle “ricche decorazioni”. La finestra diventa l’elemento più importante della facciata, nelle forme più svariate, e i frontoni si arricchiscono di decorazioni, volute e temi tratti dalla natura, esasperati poi durante il Rococò.
Nel Barocco gli artigiani italiani, per primi in Europa introducono importanti novità nella lavorazione del legno dei serramenti, con anta singola, due ante, e due ante piegate in mezzo. Si compiono progressi anche nella tecnologia del vetro. La ferramenta rimane in ferro battuto. Viene introdotto il gocciolatoio e piccoli telai sorreggono le lastrine di vetro al posto del piombo.
In Inghilterra si diffondono le finestre a scorrimento verticale, anche dette a ghigliottina, denominate “finestre all’inglese”.

L’Ottocento
E’ il secolo legato ai risultati della settecentesca rivoluzione industriale. L’uso del ferro si diffonde in edilizia, nella costruzione di grandi opere di ingegneria, quali ponti, ferrovie, edifici industriali, navi e opere nate in occasione di esposizioni internazionali, quali ad esempio la torre Eiffel a Parigi. Si diffondono gli edifici in ferro (grazie all’esilità delle strutture portanti) e vetro, grazie allo sviluppo della tecnologia che consente di produrre lastre vetrate di dimensioni sempre maggiori, risolvendo il problema di telai intermedi. I serramenti diventano di ferro nell’edilizia non abitativa e nei luoghi meno importanti delle abitazioni, come cantine ecc.., ma il legno rimane il materiale più usato nell’edilizia residenziale, per quel suo aspetto naturale e caldo, talmente amato ancora oggi, che si è arrivati a produrre serramenti d’alluminio all’esterno e di legno all’interno. La finestra ormai si è imposta in ogni edificio abitativo, infatti risolti i problemi tecnici, l’uomo ricorre massicciamente al suo uso, per godere di illuminazione e ventilazione, nonché come trade-union con il mondo esterno!

finestra

Il Novecento
Anche l’architettura, come ogni arte di fine ottocento inizi novecento, risente di una nuova corrente di pensiero, che dalla Germania e dalla Francia si diffonde in tutta Europa e oltre oceano. Mies van der Rohe, Le Corbusier, Walter Gropius, Richard Meyer e molti altri architetti arrivano a nuove interpretazioni degli spazi costruiti, delle facciate e delle superfici finestrate. Cemento armato e profilati d’acciaio predominano, le facciate si spogliano di ogni manierismo e le finestre diventano essenziali, prive di decorazioni. Spesso si fa uso della vetrata fissa, attribuendo alla finestra la funzione di illuminare e di interagire con il mondo esterno, ovviamente questa scelta progettuale è stata resa possibile dall’opportunità di affidare il compito della climatizzazione agli impianti di riscaldamento; ma era l’epoca dell’energia accessibile, che pareva non dovesse finire mai! Ad ogni buon conto, per rendere gli edifici efficienti sotto l’aspetto climatico, i grandi architetti del novecento hanno adottato sulle prime l’uso di schermature fisse, i brise-soleil a lame orizzontali o verticali in cemento armato, che servivano a proteggere gli stabili dall’eccessiva calura, per poi approdare a schermature mobili, che si aprivano e inclinavano a piacimento, seguendo il sole, durante la giornata e le stagioni. In Italia l’influenza del movimento è stata piuttosto debole e si è manifestata prevalentemente nell’architettura del regime fascista, sia pur caratterizzata dal recupero delle forme classiche, che sono state unite al moderno sentire: uso del cemento armato e la presenza di ampie superfici finestrate, spesso quadrate.
Con l’introduzione dei moderni reticoli strutturali composti da travi e pilastri, le finestre trovano la libertà di ubicazione e la specchiatura può interessare anche tutta la luce libera tra un pilastro e l’altro, la finestra si espande fino a diventare l’intera parete, dando origine alla facciata in vetro continua o curtain-wall.
Vi è da notare però che fino a questo momento la finestra era la parte di facciata con maggiore dispersione termica!

Ed arriviamo al nuovo millennio, la crisi energetica impone risparmio, sicché bisogna recuperare gli sprechi, ancora una volta serramenti e vetri si evolvono per combattere caldo, freddo e dispersione di calore, sia nelle nuove costruzioni, sia in quelle da restaurare. Dunque, data l’evoluzione tecnica specifica, risparmiare sugli infissi, significa spendere di più in climatizzazione.



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