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La luce gialla di Roma

Roma matrona e gialla,
come i lampioni e quella luce infetta nelle sere invernali;
Città invocata e contesa, e serva e sovrana,
come i tuoi figli sparsi al mondo, che sembrano sale e cenere nei campi
mal coltivati.

Roma lontana e impersonale,
occhi di mille razze, le facce antiche eppure nuove;
Paese senza ritorno, non ha porte per fuggire,
come un sogno che non riesci a lavarti la mattina
anche se strofini.

Roma davvero reggi tanti cuori, davvero non puoi allentare il morso
che ci stringe tutti?
Saresti eterna altrimenti?

Roma che accogli sorniona treni diretti verso altrove,
e le rotaie non sono leggere,
tu che avvolgi i raminghi della tua luce gialla,
quasi sporca quasi fioca,
Roma davvero ci vuoi servi di un fascino e
di un’umanità senza tempo?



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