Stromboli, tra vulcanologia e cinema
L’area di Stromboli è in attività vulcanica da circa 200 mila anni, periodo in cui si venne a formare un vulcano ora interamente eroso dagli agenti atmosferici e di cui rimane visibile solo l’antico camino vulcanico: sto parlando di Strombolicchio, uno sperone di roccia basaltica a nord di Stromboli.
L’attuale isola nasce invece con il vulcano, circa 160 mila anni fa, ed è frutto del contingente movimento tettonico che spinge la placca oceanica ionica sotto l’arco calabro-peloritano: la subduzione della crosta terrestre genera continua fluidificazione di materia nel sottosuolo, che produce localmente continue pressioni in risalita che a loro volta alimentano l’attività eruttiva da millenni.
Ecco perché il sito di Stromboli rappresenta uno dei più interessanti per gli scienziati che si occupano di vulcanologia.
La stratificazione delle eruzioni e la continua formazione di nuovi crateri, periodicamente destinati a franare a loro volta per poi dare spazio a nuove morfologie superificiali, raccoglie una storia ricchissima di indicazioni per geologi e vulcanologi.
La più recente frana di grandi proporzioni, con annessa ricollocazione delle bocche da cratere del vulcano, non è più antica di 5 mila anni ed è la responsabile dell’inabbissamento di un ampio cono vulcanico precedente, quello del Neostromboli, che ha dato vita alla nota Sciara del Fuoco, ovvero un canalone in roccia basaltica che si infila nelle profondità marine per oltre duemila metri sotto il livello del mare.
La creazione della Sciara del fuoco è un turning point essenziale per comprendere la storia recente del vulcano di Stromboli e per giustificare l’attuale primato detenuto dall’isola.
L’attività eruttiva del moderno vulcano di Stromboli è infatti talmente idiomatica da costituire un tipologia a sé stante nella classificazione scientifica con cui si differenziano i diversi fenomeni eruttivi in tutto il mondo.
L’eruzione di tipo stromboliano è contraddistinta da continue e periodiche emissioni di materia e gas, in un incessante fenomeno vulcanico a ‘bassa intensità’ alimentato da lave basaltiche a viscosità media (quindi con discreta presenza di lanci di bombe vulcaniche, lapilli e fontane di lava incandescente).
Lo Stromboli è quindi uno fra i vulcani più attivi del mondo; più dello stesso Etna, non distante geograficamente e molto più grande, almeno dal punto di vista del cono emerso osservabile.
L’eruzione di lapilli e piccoli elementi piroclastici si somma all’elemento geologico, costituito dalla scoscesa Sciara del Fuoco, appunto, che rappresenta uno scivolo naturale perfetto per tali elementi incandescenti, che dalla sommità del vulcano ruzzolano direttamente in mare, quasi mai allargando il loro raggio d’espulsione ma regalando ai turisti e agli osservatori uno spettacolo naturale unico al mondo, apprezzato come uno dei tratti più suggestivi del panorama naturalistico delle isole Eolie.
Il Neorealismo alle Eolie
L’Italia è il paese in cui la stratificazione storica degli eventi, il fascino degli scenari naturali e la passione di uomini e donne si fondono in connubi inaspettati, densi di richiami culturali culturali decisamente sfaccettati.
E’ quanto potrà constatare chi abbia avuto la voglia di indagare brevemente sulla cinematografia italiana che ha avuto per teatro alcune fra le più belle isole del Mediterraneo, le Eolie di Stromboli, Lipari e Vulcano, in particolare, anche se le pellicole che citerò di seguito hanno ovviamente effettuato riprese anche a Panarea e in altre isole del gruppo.
Sto parlando di quell’estate del 1949 quando le Eolie divennero il set per ben due film, girati praticamente in contemporanea, Stromboli (Terra di Dio) di Roberto Rossellini e Vulcano di William Dieterle.
Ovviamente lo scenario delle isole Eolie era parzialmente diverso da quello attuale, quando ormai l’industria turistica ha portato anche in quelle isole quel benessere che oggi le rende meta appetibile per centinaia di miglia di turisti ogni anno.
Il paesaggio evocato in quei film era invece ancorato alla descrizione di una natura certamente non ancora corrotta, ma comunque associata alla vita semplice e ruvida dei villaggi pescatori, che facevano da scenario sociale alle rispettive trame.
Nel capolavoro rosselliniano, ancora oggi ritenuto dalla stessa Wikipedia un ‘classico del neorealismo italiano’, un’eruzione dello stesso vulcano di Stromboli – capitata casualmente nel corso delle riprese e inserita nella trama dal regista – rappresentò vividamente quell’idea di una natura ancora selvaggia e tutt’altro che benevola, con una scena poi divenuta famosa che inquadra la gente del villaggio che fugge dall’eruzione per mettersi in salvo.
Non per nulla la protagonista dell’altro film, Vulcano, troverà la morte proprio a causa dei un eruzione vulcanica che la ucciderà alla fine del film.
Evidentemente anche il regista tedesco rimase colpito dai fenomeni naturali cui assisteva nel corso delle riprese; ma sicuramente il legame tra di due film non si limita a quest’aspetto della trama, che ebbe a coincidere con il risveglio vulcanico di quell’estate del ’49.
Rossellini aveva inizialmente pensato alla sua compagna Anna Magnani per il ruolo di protagonista femminile del suo Stromboli (Terra di Dio), salvo poi preferirle la svedese Ingrid Bergmann.
La Bergmann divenne prima amante e poi moglie (fino al 1958) del regista italiano, ed era già incinta di Roberto Rossellini jr. nel corso delle riprese estive del film del ’49, appunto.
La relazione fece infuriare Hollywood perché in quel momento la Bergmann era già sposata, con un dentista svedese, e il suo adulterio venne ritenuto insopportabile dagli americani, che associavano alla sua bellezza e ai suoi aggraziati movimenti scenici una trasposizione cinematografica dei valori ideali della società cristiana statunitense stessa, in cui evidentemente l’adulterio era un tabù per una donna.
Stromboli (Terra di Dio) venne quindi seguito dai paparazzi, che certamente non potevano farsi scappare una storia del genere.
Ma la passione tutta italiana che connota questa storia non sarebbe completa se non prendessimo in considerazione il film di Dieterle.
Fu proprio Anna Magnani, ormai ex compagna del regista neorealista e scartata per la parte di protagonista del suo film Stromboli (Terra di Dio), che volle far partire una produzione contemporanea per un film ambientato nella vicina isola di Lipari, proprio a partire dall’estate autunno 1949.
In quella calda e turbolenta estate del 1949, in un fazzoletto di mare naturalisticamente ancora più incontaminato e selvaggio di quanto non lo sia oggi, tre personaggi tra i più mitici della storia del cinema italiano e mondiale vivevano le loro umanissime passioni, all’ombra dei millenari vulcani di quelle isole siciliane e sotto il sole cocente e imperituro delle Eolie.
