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Festina lente – Affrettati lentamente

Affrettati lentamente” è il motto raffigurato nella Fontana delle Tartarughe, attraverso la simbologia di delfini e tartarughe, legati tra loro da una perfetta armonia costruttiva.
E’ per questo che Roma è visitata e amata dai turisti di tutto il mondo: per i suoi incomparabili tesori artistici, che puoi trovare all’improvviso, ad ogni angolo che giri. Ti trovi in un vicoletto anonimo e d’un tratto si apre uno slargo, piazza Mattei, con incastonato al centro un gioiello architettonico con l’immancabile fontana.

Dalla base quadrata con spigoli arrotondati, per successione di sopraelevazione, l’acqua va a zampillare su un catino circolare, per poi ricadere in basso, in un tutto tondo di conchiglie, efebi, delfini e tartarughe. Semplicemente perfetta per armonia costruttiva, attira lo sguardo proprio per l’originalità degli elementi, soprattutto quelle tartarughe collocate posteriormente ai precedenti elementi, tanto che le è valso il nome di Fontana delle Tartarughe…e per chi ha un po’ di tempo ha una lunga storia da raccontare.
E’ stata costruita in epoca rinascimentale, quando la simbologia era linfa vitale per ogni opera d’arte, enigmatica per noi, ma non per i contemporanei, ammonisce chi la guarda ad affrettarsi lentamente, secondo il celebre motto latino “Festina Lente”.

Il motto
Il motto, sempre attuale, in quanto indica l’agire equilibrato dell’uomo maturo, era stato coniato dall’imperatore Augusto. Dapprima egli l’aveva formulato in lingua greca, che ai tempi di allora era la lingua chich degli studiosi che l’usavano per esprimere concetti culturale d’alto livello, poi il motto è stato tradotto in latino e pare che Augusto, come ci riferisce il filosofo Macrobio: “soleva usare sia nella conversazione, che nella corrispondenza epistolare (tale) frase e con ciò intendeva esortare ad usare contemporaneamente nell’agire sia la rapidità dello zelo operoso, sia la lentezza della diligente precisione; da questi due elementi contrari è costituita la maturità come tempestività nell’azione”.
In realtà Augusto aveva attinto ad una secolare esperienza, già Aristotele spiegava che l’attitudine a deliberare bene, propria dell’uomo maturo, consiste nel mettere in pratica rapidamente ciò che si è stabilito, ma prima bisogna decidere lentamente.
Il motto ebbe perfino la sua raffigurazione in una moneta augustea, fu rappresentato con un granchio che teneva tra le chele una farfalla ad ali spiegate. Ma l’emblema, che ebbe più fortuna nel Rinascimento, apparve su una moneta dell’imperatore Tito ed effigiava un delfino attorcigliato ad un’ancora; sia il granchio che l’ancora rappresentavano il lente, la ponderatezza, mentre la farfalla e il delfino alludevano al festina, ovvero alla rapidità. Fiorirono poi una gran quantità di rappresentazioni allegoriche, più di ottanta varianti del festina lente sono contenute in un testo che ebbe una grande influenza in epoca rinascimentale: la Hipnerotomachia Poliphili, il romanzo iniziatico di Francesco Colonna, stampato nel 1499.

Festina Lente e la fontana delle Tartarughe
Ma quale connessione c’è tra la Fontana delle Tartarughe e l’emblema del Festina Lente? Per capirlo bisogna scoprire la storia della fontana, nata tra il 1581 e il 1588 in piazza Mattei, per interessamento della potente famiglia Mattei, che aveva l’incarico di aprire e chiudere le porte del vicino Ghetto. In realtà in quel luogo non era prevista nessuna fontana, allorché nel 1570 venne riattivato il restaurato acquedotto Vergine, lungo il cui percorso si prevedeva la nascita di diciotto fontane, sia per riportare la fornitura di acqua a Roma grazie al ripristino degli antichi acquedotti romani, sia per abbellire la città caput mundi della cristianità, con opere che coniugavano la praticità, con la bellezza architettonica ed artistica. Per fortuna durante i lavori di sistemazione dei condotti, Mutio Mattei riuscì ad ottenere che la fontana, invece che sorgere nella vicina piazza Giudea, sede di mercato, fosse collocata sulla piazzetta antistante il suo palazzo, dirottando i condotti. Del resto sulla piazza già sorgeva palazzo Costagutti, del ‘500, con pitture del Domenichino, Lanfranco e Guercino! Siccome non si prende niente per senza niente, il Mattei si era impegnato con il Comune “ a far mattonare detta piazza a sue spese et tener netta la fonte”. Il sogno diveniva realtà! La fontana, oltre che essere utile per il popolo, assicurava al suo committente quell’ importanza che lo farà passare alla storia, tanto che tutt’ora passando per questa piazza non si può non ammirare l’opera e quanto meno leggere il nome dello slargo, omonimo della famiglia. Ma per essere ricordati la fontana doveva avere la firma di un grande architetto, ebbene ci si rivolse nientemeno che a Giacomo Della Porta per la progettazione, mentre per le sculture si scelse il fiorentino Taddeo Landini, che doveva realizzare le sculture (delfini ed efebi) dapprima in “pietra mischia” per poi eseguirle in bronzo, grazie all’interessamento del Mattei, facendo di questa fontana un unicum nel quadro romano, che ha sempre privilegiato il marmo. Ma nel 1588 soltanto quattro degli otto delfini commissionati erano stati posizionati e precisamente sotto il piede di ogni efebo, trattenuti per la coda dalla mano di questi giovani uomini, che probabilmente dovevano lanciare con l’altra mano gli altri quattro delfini… ma la fontana per fortuna rimase per anni con i quattro efebi che lanciavano “il nulla” nel catino sovrastante, fino al 1658, quando in seguito ad un restauro, furono inserite le quattro tartarughe di bronzo, per desiderio di papa Alessandro VII. La scelta delle quattro tartarughe che vanno ad abbeverarsi nel catino superiore, forse fu consigliata da Gian Lorenzo Bernini o dal pittore Andrea Sacchi, allora architetto dell’acqua Felice. Comunque non bisogna scordare che entrambi erano mossi dall’ispirazione classicista, dalla quale è fiorita l’emblematica rinascimentale. Senza la contrapposizione dei delfini alle tartarughe, la fontana sarebbe stata solo una bella vasca come le altre disegnate da Giacomo Della Porta. E’ la simbologia del Festina Lente che conquista lo sguardo dell’uomo che si interroga sul significato del complesso architettonico.

Attualmente
Nel 1979 fu rubata una tartaruga, per cui quelle attuali sono copie delle tre superstiti, conservate nei Musei Capitolini.
Nel 2003 la fontana è stata dotata di un impianto di depurazione dell’acqua per evitare che i depositi calcarei si formassero sulle statue.
Nel 2006 torna a splendere nel cuore di Roma dopo un restauro conservativo, operato dal Comune.

Ognuno che passa e si sofferma a guardare l’eleganza degli efebi e si chiede come sarà venuto in mente al costruttore di inventare delle statue che “lanciano” tartarughe, dovrebbe poter sapere che in passato nulla era lasciato al caso, tutto aveva il suo significato da lasciare ai posteri, e noi dobbiamo cogliere il testimone se vogliamo capire il senso al di là del bello puramente estetico.

Piazza Mattei
La famiglia Mattei, che ha dato il nome allo slargo, è riuscita nel ‘500 ad ottenere che i condotti del rinnovato acquedotto dell’Acqua Vergine fossero dirottati in questa piazza, dove ottenne che si costruisse una fontana, in cambio della pavimentazione dello spiazzo e la pulizia della fonte.

Il committente
Mutio Mattei, per essere degnamente ricordato come colui che aveva fatto costruire una magnifica fontana, volle come architetto il grande Giacomo Della Porta, ma la fontana non sarebbe mai passata alla storia se successivamente non fossero state inserite le quattro tartarughe (al posto di altrettanti delfini) anch’esse realizzate in bronzo, come gli efebi e i delfini, un unicum tra le fontane romane, realizzate in genere con il marmo.

Il delfino
Il delfino, simbolo della rapidità nell’agire, è trattenuto per la coda dal giovane efebo e sta a simboleggiare la prontezza (Festina) nel mettere in pratica ciò che si è deciso.

La tartaruga
La tartaruga, simbolo di lentezza (Lente), sta a significare la calma che ci deve guidare nel momento in cui vanno prese le decisioni.

Gli efebi
I giovani, gli efebi, diventano uomini quando dimostrano di essere abbastanza maturi da decidere con calma, per poi agire con celerità. Sono quattro e sembrano uguali, ma ad un attento esame…

La fontana
La fontana rimase per cento anni incompiuta, con i quattro efebi che lanciavano “il nulla” nel catino sovrastante, fino a che per volere papale furono aggiunte le quattro tartarughe. La scelta di questi animali che vanno ad abbeverarsi nel catino superiore, forse fu consigliata da Gian Lorenzo Bernini o dal pittore Andrea Sacchi. Comunque non è una valutazione casuale, infatti non bisogna scordare che all’epoca si era mossi dall’ispirazione classicista, dalla quale è fiorita la simbologia rinascimentale. La fontana è perfetta in armonia costruttiva: il marmo bianco sta a quello nero nei suoi opposti, come il delfino sta alla tartaruga, a ricordarci il motto latino Festina Lente.

Giochi d’acqua
L’acqua, indispensabile alla vita ed ad una comunità organizzata, tornò nel ‘500 per il ripristino degli antichi acquedotti romani, in più si vollero creare, a gara, opere degne di essere viste e ricordate dai visitatori di ogni ceto, che arrivavano pellegrini nella Città Santa.



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