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Appunti di ingegneria costituzionale

Riflettevo sui regimi e sulla loro conclusione, e per avere le idee più chiare sono andato a rileggermi qualcosa di Sartori.

In questo caso un saggio di Ingegneria costituzionale comparata, di cui riporto uno stralcio della prefazione. Si tratta della quarta edizione del volume, datata 2000.

Bentham disse una volta che i due grandi «motori» (engines) della realtà sono la punizione e il premio. E sicuramente «ingegneria» (engineering) deriva da engine. Metten­do assieme metafora e etimologia, sono arrivato a «ingegne­ria costituzionale» per rendere l’idea, primo, che le costituzioni sono qualcosa di simile a macchine o meccanismi che devono «funzionare» e che devono dare comunque risultati; e, secondo, che è improbabile che le costituzioni funzionino a dovere (come dovrebbero), a meno che non impieghino i «motori» di Bentham, e cioè punizioni e premi. Difatti, in gran parte del libro sostengo che le costituzioni devono essere concepite e costruite come strutture basate su incentivi e castighi.

Giovanni Sartori, Ingegneria costituzionale comparata, Il Mulino, Bologna 2000, p. 9.



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