Lo stress nei bambini
Lo stress nei bambini spesso viene trascurato, quando sono tanti i fattori di rischio che entrano in gioco in questa fase delicata della vita.
Lo stress è dovuto al fatto che ai bambini viene riservato sempre meno spazio al gioco, vitale non solo dal punto di vista ludico, ma anche dal punto di vista dell’apprendimento.
Le mode hanno portato le mamme a portare i figli praticamente dappertutto: danza, nuoto, pianoforte, acquagym, attività varie dopo scuola e compiti esagerati tutti i giorni… Voi non sareste stressati, sballottati da una parte all’altra?
In più, un altro fattore che incide notevolmente sullo stress dei bambini è l’aspettativa dei genitori: se c’è la possibilità di fare il provino o di vincere un campionato locale, ecco che svanisce l’atmosfera “ludica” che non deve mai mancare nelle attività extra scolastiche.
Lo stress si acuisce ancora di più se ai bambini viene inserito l’obbligo della puntualità e delle scadenze, più legate al mondo dei risultati degli adulti. Perché lo stress nei bimbi è così difficile da vedere?
Perché si manifesta diversamente rispetto agli adulti e con una percezione della gravità diversa. Essere scossi perché non si è portato a termine un compito in maniera ottimale può portare disturbi come:
– Ansia;
– Asma;
– Tosse nervosa;
– Fenomeni di autolesionismo;
– Insonnia;
– Angoscia.
Cosa fare per ridurre un po’ i sintomi? Anzitutto è molto importante creare un rapporto con il bambino. Sarà quindi necessario rassicurarlo: il nostro affetto non mancherà se dovesse fallire e poi è solo un compito, ce ne sarà un altro…
Stesso discorso vale per le altre attività, che non devono negare spazio al gioco e che devono essere viste come gioco, senza che il bambino veda che la prendete troppo seriamente.
Il consiglio in questi casi è di rivolgersi ad uno psicologo esperto, in grado di verificare quali sono i fattori di stress: i bambini non diranno mai che il nuoto stanca troppo o che non ce la fanno.
Al limite, potranno fare i capricci prima di andare. Per capire il disagio è necessario rivolgersi a un esterno alla famiglia, con il quale il bambino potrà disegnare, manifestando così quali sono i reali problemi che causano il suo stato di stress.
Per risolvere lo stress nei bambini, nei casi più comuni basta rallentare un po’ i ritmi frenetici e dare alle attività il giusto tempo. Per il bambino è molto importante vivere il periodo estivo come una vacanza, per esempio, così come è importante vivere laa scuola durante l’inverno.
Un po’ di attenzione può evitare il manifestarsi stesso del fenomeno e regalare un sorriso in più ai nostri bimbi.
La tecnologia cambia il modo di imparare
La tecnologia fa ormai parte della vita di tutti i giorni. La creazione di un nuovo strumento che permetta di fare di più e meglio rispetto a un “vecchio modello” offre subito un vantaggio: avere di meglio e di più in minor tempo.
Lo strumento, nell’uso, modifica anche chi lo utilizza. Come? Facciamo l’esempio classico del computer. Il fatto di poter creare un documento al computer ha velocizzato questa azione, riservata per lo più alle macchine da scrivere.
Il PC permette anche di modificare un documento per un errore di battitura, semplicemente muovendo nel punto desiderato il cursore, cosa che la macchina da scrivere non era in grado di fare.
Il PC è stato uno degli elementi che ha contribuito a una società più veloce. Negli uffici e nelle scuole non se n’è potuto fare a meno, ma le modifiche più evidenti si riscontrano dal punto di vista dell’apprendimento.
Infatti, i bambini che sono abituati a usare il computer riescono prima a riconoscere le lettere, perché se le trovano davanti sulla tastiera. Questo porta anche degli svantaggi: i bambini hanno più difficoltà a riconoscere il carattere corsivo e a realizzare materialmente una lettera con la penna.
Anche il mondo adulto è influenzato nell’apprendimento, anche se in percentuale diversa. Chi ha vissuto in un’epoca dove il PC non era così diffuso si è dovuto adattare, imparando l’uso dei programmi e utilizzando un pensiero diverso solo quando necessitato a usare il nuovo strumento.
Lo stesso deve essere stato quando l’Uomo ha scoperto il fuoco: all’inizio alcuni per abitudine o per tradizione avranno continuato a mangiare la carne cruda per un po’, poi i vantaggi hanno superato le remore iniziali.
Dov’è il problema? La difficoltà è che oggi non c’è il tempo per abituarsi: se in passato avveniva un’innovazione a secoli di distanza, le generazioni avevano il tempo di adeguarsi e sfruttare al meglio il nuovo strumento.
Oggi, invece, non si fa in tempo a comprare un cellulare che esce allo stesso prezzo uno superiore, senza che nessuno riesca a capire il perché di questa spasmodica ricerca del nuovo.
Tutto questo può diventare un fattore di stress insostenibile, se pensiamo che la competitività del mondo del lavoro non lascia altre alternative che rinnovarsi in continuazione con una mentalità sempre nuova.
Per risolvere le piccole problematiche di tutti i giorni con la tecnologia, spesso è necessario saper gestire il tempo e riscoprire il piacere di partire con energia a inizio giornata grazie al consulto di un terapeuta esperto, che saprà aiutarvi con il vostro adattamento.
Il periodo adolescenziale: una tappa difficile dell’età evolutiva
In passato, gli studi sull’età evolutiva (ovvero sullo studio dei cambiamenti dell’essere umano durante il suo sviluppo in chiave psicologica) si fermavano all’adolescenza, più precisamente alla pubertà.
Un percorso un po’ riduttivo, se si pensa che nella vita ci sono continui mutamenti. Soprattutto nell’adolescenza, dove il cambiamento è uno dei fattori più sconvolgenti. Non è un semplice passaggio da bambino ad adulto: quella dell’adolescente è una vera lotta con se stesso e in rapporto con gli altri.
Il primo comportamento a cambiare è il rapporto con i genitori: un rapporto sofferente, perché l’adolescente punta a sentirsi “alla pari” e preferisce il consiglio “dei pari” a quello degli “adulti”.
Una crisi di identità più profonda, che comprende diversi aspetti della vita: la riscoperta dell’altro sesso (non più visto come un nemico), la crescita accelerata, il posto che si vuole avere nel mondo, ecc.
Non stupisce, quindi, come l’età adolescenziale sia una delle età più fragili: non mancano fenomeni di dipendenza (legati al gioco, alla droga, alla depressione da stress, all’alcolismo), volti a trovare una struttura interna che è ancora in fase di sperimentazione.
Questo non significa che l’adolescente viva in un mondo oscuro tutto suo, anzi: il mondo passa anche dalle attività di volontario, dalle predisposizioni e dalle passioni di cui si prendono coscienza solo in questo periodo tra alti e bassi e dalla ricerca di un gruppo di appartenenza fuori dalla famiglia.
L’adolescenza può essere definita come un momento di auto-realizzazione di Sé a 360 gradi e gli effetti positivi di questo percorso si vedranno solo con il tempo.
Per venire incontro ai ragazzi spesso basta un po’ di ascolto e minor frenesia: inutile chiedere il tempo di un adolescente se non è stato dedicato molto tempo alla sua infanzia.
Stare vicino a gesti, più che a parole è uno dei modi più semplici per dare all’adolescente un segnale forte. Non si tratta di controllo, ma di stimolare la libertà allontanando il libertinaggio: alcune esperienze si potranno fare solo in questo periodo irripetibile.
Il periodo adolescenziale dura dai 13 ai 18 anni, ma si tratta di una media indicativa: per alcuni (soprattutto per le donne) l’adolescenza può iniziare prima, mentre le difficoltà economiche possono portare i giovani a vivere un’adolescenza più lunga fino alla loro completa auto-realizzazione.
Prima di manifestare un disagio, l’adolescente mostra dei segnali precisi: per saperli interpretare spesso è consigliabile affidarsi a un esperto, che guardi all’adolescente in tutte le sue dinamiche: lo psicologo è in grado di intervenire in maniera preventiva anche per situazioni comuni, non legate ad alcuna patologia, ma semplicemente a un disagio tipico dell’età.
