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I racconti depennati di Annarita Faggioni

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Ho avuto il piacere di scambiare qualche battuta con la scrittrice Annarita Faggioni [IlPiacereDiScrivere.it], solo pochi giorni prima dell’uscita del suo ultimo libro, la raccolta I racconti depennati.

Il libro sarà disponibile [QUI] in formato ebook a 99 centesimi su Bookolico.com fino al 21 Novembre 2013.

Consiglio personalmente i ‘depennati’ di Faggioni.

Perchè sono racconti sopravvissuti, nonostante la falce critica dei salotti letterari. Ed anzi approfonditi alla luce della loro stessa sorte.
Perchè i personaggi ‘scartati’ dalle Accademie, quelli che popolano I racconti depennati, hanno un fascino del tutto diverso dal solito.

Sono ‘depennati‘, appunto; e quindi solo per questo meravigliosi, attraenti, del tutto fuori dagli schemi.

Segue l’intervista che l’autrice ha avuto la cortesia di concedermi.

***

Partecipare ad un concorso letterario è un passaggio obbligato per uno scrittore esordiente? Ti sentiresti di consigliare quest’esperienza ad un amico o ad una collega?

Obbligato, no, nessuno mette la pistola in testa, voglio dire… Sicuramente, molte case editrici preferiscono selezionare una volta sola tramite concorso, oppure molte associazioni usano il concorso in modo che si parli della propria attività e ci siano abbastanza turisti per quell’occasione (ovvero gli scrittori che vorranno sapere i vincitori del concorso…).

Partecipare a un concorso è considerato dagli autori un modo per emergere e sapere da esperti se la propria scrittura va bene o no.

Non è un’esperienza vitale, insomma… Io consiglio di selezionare e di cercare di capire chi c’è dietro quel bando. Altrimenti il rischio che l’opera non possa più essere utilizzata dopo la competizione è altissimo. Insomma, “Tentar non nuoce”, ma non ci credere troppo.

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Essere ‘depennati’ è veramente una sconfitta?

Non è la questione infantile dell'”Ho vinto, scrivo meglio di te!”. Il fatto che sia stata depennata io sinceramente me ne importa pochissimo, come anche il fatto di essere selezionata ogni tanto. La vera sconfitta è del lettore, che non potrà mai venire a conoscenza di quei personaggi, e dei personaggi stessi, che si vedono negare la possibilità di vivere attraverso gli occhi e l’anima del lettore. A “depennarsi” è la stessa letteratura che a parole si cerca di promuovere.

La selezione presuppone che qualcuno venga scartato: l’importante è non vincolare le opere, perché questo non danneggia solo l’autore, ma anche l’organizzatore (se so che perdo il diritto d’autore, non solo non parteciperò, ma avviserò gli altri autori di lasciar perdere).

Nei racconti emergono temi sociali importanti, evidentemente connessi con le contraddizioni del presente. Ma non ti fai mai mancare uno spunto di pura fantasia narrativa, elemento insostituibile di cui rivendichi l’importanza proprio nel racconto finale, “Un gioco di pedine”.
La fantasia è l’unica arma efficace per curare il presente ‘malato’?

Unica no, ma certamente una delle strade migliori e più facilmente percorribili sì. Il mondo di Lyamnay (scartato perché considerato fuori tema nel confronto tra bene e male) è un mondo dove chi mostra la propria fantasia liberamente si ammala e viene quindi ucciso per paura che possa contagiare gli altri.

L’idea era di vedere il “Bene” in una vita libera e, perché no, anche creativa. Il “Male” era la vita che si stava conducendo, vivendo anche nel terrore. Evidentemente, questo non è stato recepito, ma succede.

Non è poi così utopico come si può pensare: già oggi in libreria o si segue un “trend” o si è immancabilmente fuori dal circuito internazionale. I risultati si vedono: le persone parlano tutte allo stesso modo e i libri (fonte Salone di Francoforte) hanno subìto un calo del 14%, io penso per mancanza di fantasia e di coraggio. Si scrive uguale perché si sa che così si vende. Per chi non scrive in quel modo, l’unica strafa è il self-publishing.

Trovo il tuo titolo molto suggestivo, probabilmente se fossi un tuo potenziale lettore comprerei l’e-book solo in base alla fascinazione esercitata dal titolo.
Credi che il formato della ‘raccolta di racconti’ possa aver più fortuna editoriale rispetto ad un romanzo o anche – ad esempio – un libro di poesie, come il primo che hai pubblicato, Canto d’Inverno?
Ovvero, ritieni che la narrativa breve possa incontrare maggiore fortuna commerciale rispetto ad altri formati letterari?

Io scrivo quello che mi ispira, a prescindere dal trend del momento. Sicuramente, assistiamo a una narrativa e a una poesia non più ermetiche, ma “Twittate”, merito anche dei ritmi frenetici. Questo non significa che una raccolta di racconti valga più delle poesie o più di un romanzo (anche se molti racconti potrebbero trasformarsi in romanzo da un momento all’altro se parliamo de “I racconti depennati” in particolare), ma che i concorsi a numero di battute spopolano. Insomma, l’idea della raccolta è nata da sola :).



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