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Giardini verticali

Ci sono piante che vivono sui rami e sui tronchi degli alberi, oppure abbarbicate alle rocce. C’è chi ha pensato di utilizzarle sui muri per migliorare l’isolamento termico, acustico, la purificazione dell’aria e soprattutto per portare in città un po’ di… Paradiso Terrestre!

Si eredita sempre dal passato!
L’uomo di oggi cementifica, quello di ieri tirava su costruzioni di mattoni o di pietra, ma sempre lo sguardo era ed è rivolto a completare il tutto con l’elemento vegetale, un fazzoletto di quel mitico Paradiso terrestre che l’umanità si porta dentro il cuore.

I Giardini pensili di Babilonia
Già nell’antichità si raccontava dello splendore della città di Babilonia famosa per i suoi giardini pensili, sopraelevati e terrazzati, costruiti intorno al 590 a.C. probabilmente dal re Nabucodonosor, anche se la tradizione attribuisce la loro costruzione alla leggendaria regina degli Assiri, Semiramide, che pare trovasse nelle aiuole rose fresche ogni giorno, pur nel clima arido che caratterizzava la città.

Va notato che nella cultura tradizionale della Mesopotamia, il significato della parola giardino somiglia a quello di paradiso! Inoltre bisogna considerare che all’epoca l’utilizzo del terreno era rivolto esclusivamente all’agricoltura, pertanto un uso diverso fu un’espressione innovativa. Crearono un orto botanico con tipi di flora non originari della zona, ed abituati a climi più umidi, pertanto per irrigare i giardini con la frequenza e la quantità di acqua necessaria, fu costruito un complesso sistema idraulico che, tra l’altro, doveva sollevare l’acqua dal fiume. I terrazzamenti per ricavare i giardini furono costruiti interamente in pietra e vengono citati anche da Erodoto.

Il verde degli antichi Romani
Anche per gli antichi Romani il verde fu un pallino fisso, se si eccettuano i palazzi condominiali della povera gente, tutte le abitazioni avevano un giardino intorno al quale ruotava la casa. L’abitazione a volte era di proporzioni minuscole, pur di possedere un “fazzoletto” di verde al centro. Non parliamo poi delle abitazioni e dei giardini megagalattici dei patrizi facoltosi e degli imperatori, come ad esempio la domus aurea di Nerone a Roma o villa Adriana sotto Tivoli del divo Adriano. Enormi estensioni, in cui venivano riprodotti, come nell’antica Babilonia, terrazzamenti verdi e poi innumerevoli giochi d’acqua.

Dagli arabi ad oggi
Una tradizione del verde che si arricchisce con la cultura araba ed arriva fino all’invenzione dei giardini all’italiana di epoca rinascimentale, che per novità e armonia si sono imposti in tutta Europa.
Ma arriviamo all’uomo moderno che vive in città. Spesso le moderne costruzioni mancano perfino di balconi: “gli attuali mini-giardini pensili”, ecco che allora si sta imponendo un nuovo modo di considerare il verde in città, non più legato alla capacità individuale da esprimersi sui propri balconi, non più in orizzontale come da sempre, la novità consiste nel realizzare il verde in verticale, avvinghiato ai muri grigi o banali dei palazzi.

Un grande impulso in questa direzione ci viene dal botanico francese di fama mondiale, Patrick Blank, come egli stesso dice: “ Non dobbiamo dimenticare che per la vita delle piante la presenza della terra non è indispensabile. Quello che conta è l’acqua, perché è lì che si trova tutto quello che serve per la loro sopravvivenza. I miei muri vegetali sono nati dalla voglia di far nascere insperate superfici verdi anche in mezzo all’asfalto e al cemento. Perché queste pareti vegetali che non occupano spazio in orizzontale, possono trovar posto dappertutto, anche nelle metropoli più congestionate”.

Le piante proposte hanno ovviamente bisogno di un supporto (pesa meno di 30 Kg. per metro quadro, piante incluse) costituito da una base di metallo, che funge da struttura di sostegno, segue una lastra di PVC, che serve da supporto e da isolante per l’acqua, infine da un feltro (già usato dai vivaisti) inalterabile e capace di assorbire e trattenere la miscela composta da acqua e fertilizzanti, a rilascio controllato da un timer elettronico.

Non scordiamo che i “muri verdi” funzionano da isolamento termico e acustico e da sistema di purificazione dell’aria.
Anche l’Italia si sta muovendo in tale direzione, con progetti pilota, ad esempio l’architetto Stefano Boeri (direttore della rivista Domus, professore di
Urbanistica presso l’IUAV di Venezia e Visiting professor presso il Berlage
Institute di Amsterdam e studioso dei territori urbani europei) propone la vegetazione verticale anche per Milano, che data l’attuale scarsità di spazio si sta orientando verso l’edilizia in elevazione.

Bisogna riconoscere che seppur “palazzinaro” o “cementificatore” l’uomo conserva un’anima verde!



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