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La via del sale

Quante volte pronunciamo il nome di questa via senza badare al suo significato di semplicissima spiegazione, la via ricalca l’antico percorso che dal mare seguiva la riva sinistra del Tevere per portare il prezioso sale nelle regioni più interne fino agli Appennini. Le saline di Ostia e la salara di Roma, presenti prima ancora della fondazione della città, sono state produttive fino all’unità d’Italia, cioè fino a 137 anni fà quando si bonificarono gli stagni ostiensi,facendo morire un’attività che durava da millenni.

Così recita un’antica favola che narra di un re che chiede alle sue tre figliuole quanto l’amassero: “ Ditemi, come e quanto mi amate”, la prima figlia gli disse che l’amava come e più di tutti gli agi che possedeva, la seconda di tutte le vesti e i gioielli suoi più preziosi, e la terza gli disse che l’amava più del sale. Al che tutti si misero a ridere, pensando che fosse una sciocca ad esternare scarso valore al suo affetto per il padre, ma il re capì il significato profondo di tale affermazione, perché si può anche vivere senza agiatezza e sfarzo, ma non si può sopravvivere senza il sale!
Oggi che il sale lo comperiamo a pochi spicci e senza problema, neanche riusciamo a capire quale importanza rivestisse questo bene nell’antichità, il potere di chi lo produceva e quello di chi ne controllava il commercio, in quanto pochi erano gli stagni naturali nei quali nasceva e molte le genti che ne facevano uso.

L’ORO BIANCO
Il sale è sempre stato un prezioso integratore alimentare, sia come condimento per i cibi, sia come additivo dei foraggi per il bestiame. E la carne che non poteva essere consumata subito? Era possibile conservarla grazie al sale che manteneva gli insaccati (a proposito ricordiamo che i Romani furono gli inventori delle salcicce, quell’alimento, che poteva essere spedito ai legionari senza che si avariasse, e che poteva essere suddiviso in eguale quantità, tale da risultare equo nella porzione da distribuire ai soldati). I pastori poi, per la produzione casearia, dipendevano totalmente dal sale, per cui da subito iniziarono i viaggi di scambio merce tra gli abitanti di colline e monti e quelli costieri. E ancora si usava per la carne e il pesce affumicato, per la concia delle pelli e in metallurgia.
Per tutti questi motivi il sale era assurto a simbolo di vita, ma nello stesso tempo era emblema anche di morte, infatti le rovine delle città espugnate venivano disseminate di sale per rendere il suolo infecondo.
Era pure usato nei riti sacrificali dai Romani che usavano cospargere la testa della vittima, prima del sacrificio, con mola salsa, cioè con farro e sale.
Nella liturgia cristiana veniva messo un po’ di sale nella bocca del catecumeno prima di entrare in chiesa, in occasione del battesimo e ancora oggi viene usato per la consacrazione delle chiese. Mentre l’usanza pagana arrivata fino ai nostri giorni consigliava di conservare qualche granello di sale in un piccolo sacchetto da portare sempre addosso per allontanare gli spiriti maligni e quando se ne andava via da casa nostra una persona indesiderata era consuetudine lanciare un po’ di sale fuori dalla porta.

Sal fossilis e sal marinus
Come tutti sanno il sale, può essere di due tipi: il sal marinus, ricco di cloruro di sodio calcio, magnesio, potassio, fluoro e iodio, e si ottiene per evaporazione dell’acqua del mare o di sorgenti salate, e il sal fossilis, il salgemma, minerale che viene tagliato ed estratto in blocchi. In Italia, esistono depositi di salgemma sfruttati come miniera a Petralia, in Sicilia. da cui si ottiene un sale di alta purezza (oltre il 99.8 %) senza trattamenti di raffinazione. Esistono poi altri siti in cui il sale è disponibile a profondità più o meno elevate (ad es. in Val di Cecina in Toscana, in Val d’Agri in Basilicata e in provincia di Crotone in Calabria).
Il sale prodotto e commerciato nell’antica Roma era un sale marino estratto nelle saline alla foce del Tevere. Si erano formate grazie all’attività del fiume che buttava i detriti a mare, i quali a sua volta respinti verso la costa da onde e vento, hanno finito con il plasmare una serie di cordoni sabbiosi, che ostacolando il deflusso delle acque verso il mare, hanno dato luogo a veri e propri laghi: lo stagno di Ponente e quello di Levante, come in Puglia presso Margherita di Savoia e in Sicilia tra Marsala e Trapani.
La graduale trasformazione di questi acquitrini in saline determinò la fortuna dell’area laziale.

La guerra del sale
Già prima della fondazione di Roma, per il trasporto del sale dalla foce alle regioni interne si utilizzavano come scalo le pendici dell’Aventino, antico sito usato da genti diverse per lo scambio commerciale di merci varie e poi divenuto emporio urbano della città di Roma: il Foro Boario.
Tuttavia un tempo la sponda destra del Tevere e le saline alla foce del fiume erano controllate dagli Etruschi, attraverso la città di Veio, per cui ben presto Roma venne in rotta di collisione con questo popolo anche per assicurarsi il predominio sulla produzione ed il commercio di tale importante materia prima. Quando il re Anco Marzio conquistò il litorale, per festeggiare la vittoria e quindi il possesso e il controllo di un bene così importante, fece distribuire 52,5 litri di sale a famiglia!

La via Salaria
Il trasporto del sale avveniva sia per via fluviale con le naves codicarie, sia via terra, lungo i consueti percorsi come la via Ostiense, quindi arrivato a Roma e superata porta Trigemina veniva immagazzinato nelle salinae. Si ha notizia pure che nel ‘400 c’era una salara sul Campidoglio, all’interno del Tabularium (l’antico archivio capitolino), con tanto di guardiano e misuratore del sale al minuto.
Superata Roma, il cammino del sale proseguiva a nord lungo la via Salaria vetus e la Salaria nova per portare il sale fino sui monti.

Fisco e imposte
Al tempo degli antichi romani le saline più importanti facevano parte del demanio imperiale ed il fisco imperiale teneva sotto controllo una risorsa così importante. Nel 204 a.C. il censore Livio istituì un’imposta sul sale, che suscitò un forte risentimento della popolazione, tanto che gli fu appioppato il soprannome di Salinature. Con il declino dell’impero romano il controllo delle imposte passò nelle mani della curia pontificia e nel medioevo l’amministrazione era affidata all’executor salis et focatici, che riscuoteva oltre l’imposta sul sale, anche quella sul focolare e quindi sulle case e i nuclei familiari, insomma l’ICI di un tempo. Pertanto il commercio del sale garantì un buon reddito per le casse dell’erario pontificio fino alla fine dell’ottocento.

Dopo l’Unità d’Italia gli stagni e le paludi che si erano formati presso la foce del Tevere vennero prosciugati attraverso grandi opere di bonifica. La salara sulla riva sinistra del fiume, alle pendici dell’Aventino, fu demolita dei propri magazzini per sistemare gli argini del Tevere e la realizzazione del Lungotevere Aventino.

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